Gli italiani rinunciano ad aprire mutui o prestiti per paura di perdere il lavoro

Paura di perdere il lavoro e, ancora di più, paura di non riuscire a trovarne un altro, quantomeno in tempi accettabili. Sono timori che incidono profondamente sullo stato d’animo degli italiani, sempre più disorientati in un quadro internazionale instabile, al punto da compromettere la programmazione per il futuro. Ad approfondire questa tematica ci ha pensato Intoo, società di Gi Group Holding, multinazionale italiana del lavoro e una tra le principali realtà che offrono servizi e consulenza HR a livello globale.
Secondo lo studio “La cultura in equilibrio”, condotto da Intoo, il 37% degli italiani teme di perdere il lavoro entro la fine dell’anno e il 24% ritiene che la ricerca di una nuova occupazione potrebbe richiedere più di un anno. Dati aggravati dalla precaria situazione finanziaria diffusa nel Paese: il 31% dei lavoratori, in caso di disoccupazione, pensa di riuscire a mantenere sé stesso e la propria famiglia solo per tre mesi. Proprio per questo motivo sarebbe opportuno che le aziende, in caso di riduzioni del personale, offrissero servizi di “outplacement” e ricollocazione professionale: a pensarla così è la stragrande maggioranza dei responsabili delle Risorse Umane (87%) e dei dipendenti (83%).
Questo stato di insicurezza incide su progetti e decisioni economiche di lungo periodo. Secondo un’altra ricerca di Intoo, dal titolo “Progettare il presente e progettare il futuro”, il 78% degli italiani (soprattutto donne e giovani under35) prova ansia o preoccupazione al solo pensare a strumenti come mutui o finanziamenti, tanto che quasi metà degli intervistati dichiara di averli accantonati. Lo studio evidenzia come, in questo contesto, strumenti come le coperture assicurative accessorie legate alla perdita del lavoro siano particolarmente ambiti dalla quasi totalità degli intervistati. L’argomento però rimane ostico, tanto che il 68% dei rispondenti dichiara di avere una conoscenza ridotta delle soluzioni assicurative integrabili nei contratti di mutuo o finanziamento, e il 92% non conosce, o conosce in modo superficiale, l’assicurazione sulla perdita del lavoro e i servizi di supporto all’occupabilità.
“La decisione di impegnarsi finanziariamente non è più soltanto una valutazione economica, ma un atto profondamente emotivo”, commenta Alessandro Calì di Intoo. Il risultato, continua, è “il contrario di un mercato fluido: progetti abitativi e investimenti personali vengono messi in standby e la domanda effettiva si contrae, anche quando le condizioni di offerta diventano più favorevoli con tassi in calo. Presa coscienza di questo, è altrettanto fondamentale rendersi conto che esiste anche una richiesta latente e precisa di protezione, che non trova ancora piena corrispondenza informativa e contrattuale: gli strumenti esistono, ma spesso ancora non sono adeguatamente conosciuti”.
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