Friuli Venezia Giulia

revocata la detenzione in attesa di revisione del processo

È tornato in libertà Alaa Faraj, scrittore libico e vincitore del Premio Terzani assegnato a Udine per il romanzo epistolare Perché ero ragazzo, scritto durante gli anni di detenzione. La Corte d’Appello di Messina ha accolto l’istanza di revisione del processo e disposto la sua scarcerazione, in attesa del nuovo giudizio. Faraj, detenuto da dieci anni all’Ucciardone di Palermo, era stato condannato a 30 anni per omicidio plurimo colposo e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, in relazione al naufragio dell’agosto 2015 nel Mediterraneo, in cui morirono 49 migranti durante la traversata.

L’autore, oggi 31enne, aveva 20 anni quando lasciò Bengasi su un gommone per fuggire dalla guerra civile e inseguire il sogno di diventare calciatore in Europa. Secondo l’accusa, sarebbe stato uno degli scafisti dell’imbarcazione partita dalla Libia. Lui ha sempre respinto ogni addebito, proclamandosi innocente anche durante gli anni di carcere, nei quali ha imparato l’italiano e ha scritto a mano le lettere che compongono il libro pubblicato da Sellerio. Nel dicembre 2025 il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella gli aveva concesso una grazia parziale, con uno sconto di pena di 11 anni e 4 mesi. La pena residua era stata così ridotta a circa nove anni, in attesa della revisione del processo ora avviata.

Proprio quel libro, Perché ero ragazzo, gli è valso pochi giorni fa il Premio Terzani a Udine, dove la giuria ha definito l’opera “una storia esemplare di dignità e coraggio”, capace di trasformare la detenzione in testimonianza letteraria. Determinante, nel suo percorso umano e narrativo, l’incontro in carcere con la docente di filosofia del diritto Alessandra Sciurba, che ha raccolto e trascritto le lettere indirizzate dall’autore alla sua “carissima amica Ale”, dando forma al libro da cui è nato il volume pubblicato da Sellerio. I due si sposeranno a giugno a Palermo.


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