La Camparìa a Favignana : l’anima della Tonnara Florio
Entrare oggi nella Camparìa Museo dei Magazzini della Tonnara Florio significa varcare una soglia temporale che conduce direttamente nel cuore della memoria collettiva di Favignana. Quello che un tempo rappresentava il centro nevralgico della «Regina delle Tonnare» siciliane, oggi si trasforma in uno spazio museale, sperimentale ed espositivo senza eguali, dove l’archeologia industriale incontra il linguaggio della contemporaneità.
È un dialogo vibrante tra tradizione e visione, un progetto che restituisce dignità e splendore a un luogo rimasto in ombra e abbandono per quasi vent’anni. Il restauro meticoloso e filologico, voluto con lungimiranza dall’imprenditore Fabio Tagliavia, ha permesso di riaprire al pubblico una vera e propria fucina creativa, simbolo del lavoro e del sapere tecnico locale. Oggi è un’irresistibile attrazione dell’isola aprendo i luoghi al pubblico: ospita eventi culturali, mostre, letture.
La bellezza della Camparìa risiede nel sublime contrasto tra la nuda pietra arenaria e la visione contemporanea. Un fascino solenne, dove l’archeologia industriale si fa poesia di luce e memoria. Il nome stesso, «Camparìa», racchiude l’essenza antropologica del sito: era questo il luogo che letteralmente «dava da campare», garantendo sostentamento e identità a intere generazioni di uomini e alle loro famiglie. Nel 2024, questo cerchio storico si è finalmente chiuso, riconnettendo in modo definitivo l’eredità della dinastia dei Florio alla comunità isolana e ai visitatori di tutto il mondo.
La struttura è un gigante di pietra arenaria che si estende su una superficie complessiva di ben 6000 metri quadrati, di cui 2500 coperti. Si presenta come un raro e maestoso esempio di architettura industriale di fine Ottocento, dominato da una grande sala a tre navate e dalle antiche Trizzane, le strutture originariamente destinate al rimessaggio delle imbarcazioni.
ScreenshotGli archi a sesto acuto, tipici della sapienza costruttiva del tempo, conferiscono agli interni un’aura quasi cattedralizia, rendendo la Camparìa una cornice unica al mondo. Questa imponenza architettonica la rende adatta a ospitare eventi culturali di alto profilo, mostre d’arte e letture, accogliendo il pubblico in ogni periodo dell’anno grazie alla sua straordinaria versatilità spaziale. Tra le gigantesche ancore e i reperti recuperati dall’oblio – reinterpretati con sensibilità dall’artista Enzo Rinaldi – brilla un tesoro di inestimabile valore: la Lancia di Donna Franca Florio.
Questa imbarcazione di legno è un frammento di storia sociale e tecnica, un gioiello di architettura navale costruito dai mastri d’ascia inglesi sul finire del XIX secolo. Il suo disegno, ispirato alle linee d’acqua delle antiche baleniere, era pensato per la massima efficienza: lunga 6 metri e larga 1,5, veniva spinta da sei rematori per essere una barca veloce e agile. Giunta a Favignana come scialuppa di uno dei lussuosi yacht dei Florio, la «Franca» divenne il simbolo del fascino della famiglia, utilizzata dalla stessa nobildonna e dai suoi ospiti illustri per le escursioni nelle acque cristalline dell’isola.
Oltre al restauro visionario delle strutture, il percorso museale offre installazioni immersive che ricostruiscono fedelmente ogni singola attività legata al mondo delle tonnare che un tempo animava la terra ed il mare.
Uno dei punti di maggiore fascino è la ricostruzione del vecchio ufficio paga. Qui, un archivio strepitoso riporta alla luce documenti che sembravano perduti, preservati per decenni sotto cumuli di calcarenite. Questi preziosi fogli ci restituiscono oggi una testimonianza vivida delle dinamiche economiche e sociali che hanno segnato le Egadi tra l’Ottocento e il Novecento.
Tra i tesori ritrovati spiccano i «Quaderni di Tonnara»: redatti con cura dai fiduciari, questi diari rendicontano minuziosamente le grandi imprese di pesca e la vita quotidiana della gente di Camparìa. Il percorso prosegue poi con la celebrazione degli artigiani del mare e ancora con un’installazione dedicata alla lavorazione delle reti, fino alla riproduzione dettagliata di un modellino di tonnara, curato personalmente dall’ultimo Rais in vita di Favignana.
Un viaggio che non è solo osservazione, ma un incontro reale con l’anima della Tonnara Florio. Oggi, interpretando il museo come un organismo vivo e in costante evoluzione, la Camparìa si propone come polo di progettualità internazionale. La collezione permanente integra il patrimonio storico con interventi artistici d’avanguardia tra i quali il film documentario «La Camperìa» di Simona Bua, prodotto da Melqart Productions, che intreccia immagini d’epoca e voci autentiche.
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