Bari, gli studenti del liceo ‘Scacchi’ vincono il Contest della Bocconi
Trionfa a Milano il Liceo ‘Arcangelo Scacchi’ con il primo premio assoluto nell’ambito del Contest ‘A scuola di Inclusione’, iniziativa promossa dall’Università Bocconi in collaborazione con Intesa Sanpaolo e Dynamo Camp. Il progetto che promuove la riflessione e l’azione verso le sfide dell’inclusione sociale nel contesto scolastico si è concluso con un traguardo importante, anzi il più importante, per l’Istituto Secondario di Bari, che ha partecipato all’edizione del 2026 centrando appieno l’obiettivo.
“Siamo molto vicini al tema dell’inclusione: nel nostro istituto lo viviamo quotidianamente a 360 gradi – dichiara la Dirigente Chiara Conte del Liceo Scacchi – Non è la prima volta che il nostro liceo si confronta con questo tipo di sfida: l’anno scorso abbiamo già partecipato al medesimo Contest –continua la Dirigente – tuttavia, non avevamo raggiunto il risultato sperato. Sulla base dell’esperienza, quest’anno gli studenti e i docenti che li hanno guidati sono rientrati nella classifica, raggiungendo la vetta più alta e questo ci rende orgogliosi”.
Obiettivo del Contest è “stimolare una riflessione consapevole sulle cause di esclusione sociale presenti nelle scuole e trasformarla in idee concrete, capaci di generare equità, partecipazione e impatto reale”, si legge nel bando. Segue, quindi, la formulazione da parte delle scuole partecipanti di un lavoro progettuale in cui, al contesto territoriale elaborato, facciano eco soluzioni pratiche, efficaci e coerenti al superamento o alla massima riduzione delle barriere e degli stigmi. L’inclusione valorizza, quindi, le diversità come risorse.
Il Contest della Bocconi premia quattro categorie singolarmente e infine assegna il primo premio assoluto tra tutti i progetti presentati.
Parliamo con la Professoressa Giovanna Bondanese, docente di riferimento del progetto vincitore della classe VA. Qual è stata la chiave di lettura vincente per ottenere il premio assoluto? “Se l’anno scorso ci siamo solo focalizzati sull’inclusione sviluppando un solo tema, ossia gli studenti di origine straniera, quest’anno abbiamo allargato la prospettiva, proponendo un lavoro totale e rendendo la modalità progettuale pratica, vedendone i possibili risultati a tutti quegli elementi di esclusione sociale che esistono nelle scuole: la parità di genere, l’accessibilità agli spazi, l’inclusione linguistica e culturale, il benessere e la salute mentale, lo stress legato alle prestazioni scolastiche, la mancata gestione dell’ansia, il contrasto al bullismo e cyberbullismo, la creazione di spazi di aggregazione”.
Il nome del progetto vincitore è, non a caso, ‘Integrazione: oltre l’apparenza e verso l’appartenenza’, svelando sin dal titolo la visione tout court. “Siamo partiti da un concetto, scelto dai ragazzi, ossia il ‘sentirsi diverso’ e ciò che può essere avvertito come una falsa integrazione, una falsa accettazione dell’altro e di sé stessi, a cui è seguita l’analisi del contesto e quindi non abbiamo fatto altro che guardarci attorno, io e i ragazzi, per cercare di ipotizzare le cause dell’esclusione facendo conto, per esempio, dell’alta presenza di ragazzi stranieri all’interno della nostra struttura, o alle differenze che possono essere legate ai diversamente abili, alle difficoltà economiche, ai problemi emotivi e a tutti quegli standard legati ai social media”.
Dunque, un progetto che possa risultare tangibile nella proposizione necessita un focus sui beneficiari a livello globale, dagli studenti al personale interno, dalla comunità scolastica ai genitori, mirando a degli obiettivi tali per abbattere l’esclusione a scuola e realizzare un contesto armonico dentro e fuori le mura scolastiche. “Questi obiettivi dovevano concretizzarsi in delle attività che abbiamo previsto per far fronte a queste emergenze, per esempio il Reverse Empathy Role Play, il Cooperative Learning, oppure i forum di discussione, attività di prevenzione con gli esperti, lo sportello psicologico… I ragazzi hanno cercato di prevedere ciò che davvero vorrebbero vedere in una scuola al fine di raggiungere un grado abbastanza elevato di inclusione sociale – continua la Professoressa – Per far ciò abbiamo è stato necessario valutare l’impatto di questo cambiamento tramite monitoraggio, questionari, redigendo un vademecum di possibilità afferenti alla realtà del nostro progetto”.
Un plan di progettazione approfondito e complesso che, “con grande gioia, aggiunge un ulteriore traguardo attraverso questo primo premio assoluto”, commenta la Dirigente Conte.
“I ragazzi sono stati felicissimi – dice la Professoressa Bondanese – nel momento in cui mi è arrivata la notizia erano increduli, così come ero incredula io. Ho scritto agli alunni e ai genitori in chat e abbiamo condiviso un momento di estrema felicità per il risultato, come una grande famiglia. La prima cosa è stata ricevere una pioggia di messaggi da genitori e studenti allo stesso momento e questo ha creato in me un forte impatto emotivo. Personalmente, sono molto fiera di portare verso la maturità una classe quinta con questo premio, perché mi piace avere l’idea di un insegnante che guida i propri studenti mettendoli studenti al centro del percorso e rimanendo un passo indietro per fare in modo che loro possano apprezzare il proprio lavoro e del gruppo, ascoltando le idee e le proposte degli altri come accade in una democrazia, in una società inclusiva”.
“Vincere un premio nazionale è certamente un motivo di orgoglio per tutti, docenti, comunità scolastica, dirigenti, genitori”, conclude la Preside, a cui la Professoressa Bondanese segue con una riflessione: “In questo modo, lanciamo un messaggio su come la prospettiva dei ragazzi può aiutarci a cambiare anche la nostra che siamo dall’altra parte della cattedra: ascoltare gli altri, le idee, le emozioni, i disagi personali e altrui osservando quello che ipoteticamente potrebbe essere fruibile per avere un futuro migliore e più inclusivo. Certamente noi guardiamo sempre a un mondo migliore, però dobbiamo iniziare anche a immaginarlo e metterlo in pratica tutti collettivamente”.



