Fiorello show al Salone del Libro
“Mi sento come Checco Zalone ai David di Donatello”. Fiorello fuori luogo? Ma quando mai? Al Salone del Libro di Torino 2026 va in scena un duetto di rara simpatia e competenza. Il celebre showman siciliano incontra il critico televisivo Aldo Grasso per presentare il suo ultimo libro, Cara televisione (Raffaello Cortina Editore). E allora a Fiorello tocca fare il birichino. “Il libro del dottor Grasso? L’ho letto sì… ehm… ne ho letto metà. Susanna (la moglie ndr) mi ha fatto il riassunto”. Legge poco Rosario, ma chi se ne frega. Per come intrattiene mille spettatori per un’ora di risate, senza un minuto di noia che uno, Fiorello sembra ancora quello con la coda di cavallo e i completi fucsia del karaoke. Eppure, la candeline spente ieri sono 66.
Ci scherza su il conduttore di La Pennicanza dopo aver attraversato l’ovazione dell’Auditorium torinese. “Tra quattro anni fanno settanta e verrò qui col girello”. Lo showman però, nonostante la riduzione (quasi) a sola voce radiofonica, è in una forma smagliante e tira la volata a Grasso letteralmente in piedi per trenta minuti coinvolgendo in un gioco irresistibile di mimica e comicità l’interprete per sordomuti che accompagna l’incontro. “Come si dice Fiorello nel linguaggio dei segni?”. E la signora Anna mima un fiorellino a cui togliere i petali. “Bello! E Grasso? Come si fa?”. E lì l signora Anna allarga le mani attorno al ventre. Fiorello la imita. Viene giù l’Auditorium. “Quando ero ragazzo io il televisore non aveva nemmeno il telecomando. Il primo che telecomando che avemmo era mia fratello Beppe che si alzava dal divano e andava a cambiare canale, poi fu la volta di mio babbo che si attrezzò con un lunghissimo bastone per cambiare canale senza alzarsi”, palleggia Fiorello. “Ho avuto l’imprinting dalla tv in bianco e nero dei varietà del sabato sera. Quello dei Falqui, Johnny Dorelli, Walter Chiari, Raffaella Carrà. Pensate che quando vidi per la prima volta un campo da tennis scoprii che era rosso. Fu la prima volta che esclamai: “minchia”. Rosario ricorda proprio come sia cambiata la fruizione del mezzo tv: “L’aspetto più bello era che ci riunivamo davanti alla tv con tutta la famiglia. Oggi invece ognuno guarda quello che vuole separatamente come succede ogni sera a casa mia”.
Poi Fiorello confessa che per tredici anni, quelli del lavoro nei villaggi turistici, la tv non l’ha mai vista e me la raccontavano i turisti. Mi sono perso tutti i programmi di Renzo Arbore. La vita è tutta un quiz me la canticchiavano loro”. Poi quando al Festivalbar davanti a 14mila persone esce sul palco per riempire il vuoto dell’assenza improvvisa dei Red Hot Chili Peppers viene notato dall’impresario Bibi Ballandi che lo lancia in Rai. Stasera pago io va in onda dal 2001 al 2004. “Uno dei più bei varietà della storia della tv”, certifica Grasso. “Cantavo, ballavo, imitavo. Ero Di Martino prima di Di Martino”, aggiunge Fiore. “È là nei villaggi che ho imparato a fare spettacolo con quello che avevo. Non pensavo che in tv ci volessero gli autori. L’incoscienza in fondo mi ha aiutato molto”. Grasso comunque sta al gioco e incanala Fiorello sul confronto. La tv che faceva lui e che amavano entrambi non c’è più. “A parte Sanremo, l’ultimo rito della tv italiana, oggi l’attenzione per le cose che si guardano è brevissima. Mia figlia per dirmi che mi ha visto in tv oggi mi dice “ti ho visto su Instagram o TikTok”. E poi l’attenzione è tutta per il crime, ci sono programmi morbosi in ogni momento della giornata: “Io però quando sento il caso Garlasco cambio canale”.
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