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Uranio, niente intesa con Teheran. Donald: “Stop per almeno 20 anni”

Più che una trattativa sembra un dialogo tra sordi. Da una parte il presidente americano Donald Trump chiede all’Iran di accettare una moratoria di almeno vent’anni sull’arricchimento dell’uranio. Dall’altra il ministro degli Esteri iraniano Abbas Aragchi non solo ignora la proposta degli Usa, ma propone di rinviare qualsiasi discussione sull’uranio a una seconda fase dei negoziati. Nonostante l’Iran sia in ginocchio e Trump alla disperata ricerca di un’intesa per riaprire Hormuz e arginare la spirale inflazionistica, la soluzione del conflitto resta, insomma, assai lontana.

Per capirlo basta scorrere l’intreccio di dichiarazioni, proposte e minacce rilasciate da Trump durante il suo rientro dalla Cina e da Aragchi nel corso di una visita a Nuova Delhi. “Vent’anni sono sufficienti ma serve un certo livello di garanzie… devono essere 20 anni veri” dichiara Trump e spiega che l’Iran deve accettare una moratoria ventennale su qualsiasi attività di arricchimento dell’uranio. Ma le sua condizioni fanno a pugni con quelle di Aragchi. “L’argomento è molto complesso… siamo giunti alla conclusione, insieme agli americani, che questo punto specifico è opportuno rimandarlo alle fasi successive dei nostri negoziati”. Due linguaggi diversi. Aragchi sembra alludere a un’intesa con gli americani sul rinvio di qualsiasi decisione. Trump sembra invece convinto che il messaggio sui 20 anni di moratoria sia stato recepito dalla controparte.

Ovviamente dietro l’apparente corto circuito comunicativo si nascondono le diverse tattiche negoziali. L’Iran sa che la Casa Bianca fa i conti non solo con il prezzo della benzina, ma con una serie generalizzata di rincari. E proprio per questo può permettersi di tirar la corda. Non a caso, secondo quanto riportato da Al Jazeera, Teheran si sarebbe persino concessa il lusso di dettare le condizioni in base alle quali è disposto a riprendere la trattativa sull’uranio e sulla riapertura di Hormuz con gli emissari di Trump. Condizioni che prevedono la fine della guerra su tutti i fronti, la revoca di ogni sanzione, lo sblocco dei beni congelati, il risarcimento per i danni di guerra e infine il riconoscimento della sovranità iraniana sullo Stretto di Hormuz.

Le tattiche dilatorie messe in campo da Teheran fanno capire perché ieri Trump abbia accennato alla possibilità di riprendere le operazioni sul territorio della Repubblica islamica. “Abbiamo di fatto spazzato via le loro forze armate – ha detto Trump – ma dopo questo breve cessate il fuoco di un mese, dovremmo, forse, tornare a fare un po’ di pulizia”.


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