Lazio

Il Falstaff-Don Giovanni di Emilio Solfrizzi

Visto ieri sera, 15 maggio 2026, al teatro Quirino “Vittorio Gassman”: uno strepitoso Emilio Solfrizzi nei panni di due mitici personaggi del teatro universale (il Falstaff shakespeariano e il Don Giovanni molieriano), reducti ad unum.

In realtà questo personaggio (partorito dall’inventiva del regista Davide Sacco e materializzatosi nel corpo iperflessibile e nella mimica inarrestabile del pugliese Solfrizzi) porta sì il nome di sir John Falstaff, comprimario in due tragedie del Bardo di Stratford on Avon, ma assoluto protagonista nella commedia “Le allegre comari di Windsor”; tuttavia, sul piano antropologico e ontologico, assomiglia moltissimo al Don Giovanni del grande capocomico francese. Si può affermare, di conseguenza, che al corpo di Falstaff corrisponde l’anima e, soprattutto, la volontà di trasgressione di ogni morale e di ogni ordine costituito (etico, politico, religioso e financo cosmico), tipica del libertino descritto nella commedia di Molière, pièce musicata magistralmente nell’omonimo melo-dramma eroicomico da Wolfgang Amadeus Mozart.

Come afferma lo stesso attore protagonista nel proemio: “Mi interessava metterli uno dentro l’altro, farli collidere fino a far emergere un uomo solo: stanco, disperatamente vitale, comico e tragico insieme. Il mio Falstaff è un uomo che combatte contro la morte restando in movimento. Beve, corre, inganna, seduce perché fermarsi significherebbe ascoltare il silenzio…“. Ecco: Falstaff è, da una parte, il movimento all’infinito che s’identifica con il Divenire eracliteo, il continuo passaggio dall’essere al non-essere al fine di esorcizzare l’immobilità del Nulla eterno; dall’altra, il Logos, inteso come Parola, l’eloquio inesauribile che, parafrasando il Vangelo di Giovanni, “… era in principio e, attraverso di lui, tutto è stato creato e tutto il creato si è trasformato in Parola, cioè in comunicazione“, cosicché, se il Logos si arrestasse e, al suo posto subentrasse il Silenzio, esso non sarebbe che l’annunzio del Nulla, del Vuoto, della Morte cosmica”.

Ma, per lo spettatore dell’esilarante commedia portata in scena dall’istrione pugliese, niente paura, bensì molta allegria, risate ed entusiastici applausi a scena aperta, conclusi da un’ovazione liberatoria finale.

Da parte mia, non posso che complimentarmi con il regista, il capocomico e i suoi sei validissimi e spigliatissimi collaboratori e collaboratrici.


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