Lazio

Termovalorizzatore di Roma, partono i cantieri ma esplode lo scontro politico

L’avvio dei cantieri del termovalorizzatore di Santa Palomba, celebrato venerdì dal Campidoglio come una svolta storica per il futuro dei rifiuti di Roma, ha immediatamente riacceso lo scontro politico in città.

Se da una parte il sindaco Roberto Gualtieri rivendica l’inizio concreto dell’opera destinata — nelle intenzioni dell’amministrazione — a chiudere definitivamente il ciclo dei rifiuti entro il 2029, dall’altra opposizioni e comitati parlano già di un progetto destinato a trascinarsi tra polemiche, ricorsi e nuove battaglie giudiziarie.

La giornata inaugurale del cantiere si è trasformata così nel primo vero terreno di confronto politico sul maxi impianto.

Mentre il Campidoglio insiste sulla necessità di dotare la Capitale di una struttura capace di ridurre la dipendenza dalle discariche e dai trasferimenti fuori regione, Fratelli d’Italia e Movimento 5 Stelle contestano il piano sotto profili differenti: dall’impatto sui quartieri coinvolti nella logistica fino ai dubbi sulla gestione amministrativa e finanziaria dell’operazione.

Nel tentativo di rassicurare cittadini e territori, Gualtieri ha spiegato che il trasporto dei rifiuti verso l’impianto avverrà esclusivamente su rotaia e nelle ore notturne, limitando così il peso del traffico pesante sulle strade romane. Una linea difensiva che però non ha convinto le opposizioni.

A sollevare le critiche più immediate è stato il consigliere capitolino di Fratelli d’Italia Federico Rocca, che ha chiesto chiarezza sui siti destinati allo stoccaggio e al trasferimento dei rifiuti all’interno della città.

Secondo FdI, infatti, il vero impatto del progetto rischia di scaricarsi non tanto sull’area del termovalorizzatore quanto sui quartieri che ospiteranno gli hub logistici.

Il timore espresso dall’opposizione riguarda l’aumento del traffico dei mezzi Ama, il possibile aggravio sulla viabilità urbana e le conseguenze ambientali per le aree individuate come punti di raccolta e smistamento.

Tra le zone finite al centro delle preoccupazioni c’è anche Villa Spada, indicata da alcune indiscrezioni come possibile snodo operativo collegato alla rete ferroviaria.

Secondo Rocca, limitarsi ad affermare che i rifiuti viaggeranno in treno non basta a eliminare il problema, perché resta da chiarire come e dove il materiale verrà trasferito dai camion ai convogli ferroviari e quali ricadute questo comporterà per i residenti.

Se Fratelli d’Italia concentra l’attacco sul piano logistico e territoriale, il Movimento 5 Stelle sceglie invece la strada giudiziaria. L’ex sindaca Virginia Raggi, insieme ad altri esponenti pentastellati, ha annunciato la presentazione di un nuovo esposto alla Corte dei Conti, il terzo sul progetto del termovalorizzatore.

Nel mirino dei Cinque Stelle ci sono diversi aspetti dell’operazione: dal project financing alle verifiche sulle normative europee, fino ai consumi idrici previsti per l’impianto. Ma il punto più delicato riguarda il presunto conflitto di interessi che, secondo il M5S, caratterizzerebbe alcuni passaggi della procedura amministrativa.

I pentastellati contestano inoltre la scelta di procedere con l’avvio del cantiere nonostante gli approfondimenti ancora aperti davanti alla magistratura contabile e alla Procura. Una posizione che si accompagna alla netta contrarietà politica verso l’impianto, definito dai grillini una tecnologia ormai superata.

Intanto, davanti all’area di Santa Palomba, piccoli gruppi di residenti e attivisti hanno manifestato contro l’inizio dei lavori esponendo striscioni contrari all’inceneritore e denunciando i possibili effetti ambientali dell’opera sul territorio.

Gualtieri, però, minimizza le contestazioni e rivendica il percorso autorizzativo che ha accompagnato il progetto. Il sindaco sottolinea come il termovalorizzatore abbia ottenuto il via libera da parte delle principali istituzioni coinvolte, dalla Regione Lazio agli organismi tecnici competenti, sostenendo che il livello di opposizione attuale sia limitato rispetto al consenso registrato tra i cittadini.

Per il Campidoglio il nuovo impianto rappresenta il tassello decisivo per superare l’emergenza cronica dei rifiuti che da anni condiziona la Capitale. Ma mentre le ruspe entrano in azione, appare già chiaro che il percorso verso il 2029 sarà accompagnato da uno scontro politico e giudiziario destinato a restare acceso ancora a lungo.

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