Inflazione, Campobasso tra le città più virtuose. L’Istat: rincaro del 2,1% e 496 euro in più | isNews
I dati definitivi dell’Istat confermano: ad aprile è arrivata sugli italiani la stangata causata dalla guerra in Iran innescata da Usa e Israele e dal conseguente blocco dello stretto di Hormuz
CAMPOBASSO. Campobasso resta tra le città più virtuose d’Italia, ma l’inflazione sta tornando a mordere.
I dati definitivi dell’Istat confermano: ad aprile è arrivata sugli italiani la stangata causata dalla guerra in Iran innescata da Usa e Israele e dal conseguente blocco dello stretto di Hormuz. L’inflazione è salita dell’1,1% su base mensile e del 2,7% su base annua, contro l’1,7% di marzo. Un po’ meno rispetto alla stima preliminare (2,8%) diffusa a fine aprile, ma il segnale è preoccupante.
“Un rialzo choc. È un record che non si registrava dal settembre 2023, mentre il balzo di quella mensile che decolla dell’1,1% è un primato che non si aveva addirittura dall’ottobre del 2022 per via della guerra in Ucraina“, nota il presidente dell’Unione nazionale consumatori, Massimiliano Dona, commentando i dati Istat.
La salita, conferma l’istituto di statistica, è sostenuta essenzialmente dalle tensioni sui prezzi degli energetici (da -2,1% a +9,2%) e degli alimentari non lavorati (da +4,7% a +5,9%). Il carrello della spesa, cioè i beni alimentari, per la cura della casa e della persona, sale a +2,3% (da +2,2% di marzo). I prodotti ad alta frequenza d’acquisto rincarano del 4,2% (da +3,1%).
Rincari che nel capoluogo molisano si fanno sentire un po’ meno, con Campobasso che è tra le città dove i prezzi non sono saliti alle stella, ma il +2,1% di aumento significa che si pagano 496 euro in più.
L’aumento dei prezzi anno su anno riflette principalmente la netta risalita registrata per gli energetici non regolamentati (da -2% a +9,6%), quelli regolamentati (da -1,6% a +5,3%) e gli alimentari non lavorati (da +4,7% a +5,9%). Rallentano invece i prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3% a +2,6%) e di quelli relativi ai trasporti (da +2,2% a +0,6%). L’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, mostra invece un rallentamento (da +1,9% a +1,6%), come anche quella al netto dei soli beni energetici (da +2,1% a +1,9%).
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