Parola ai campioni a chilometro zero, rimasti in Fvg per coniugare studio e sport
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Non sempre fare sport ad alto livello e svolgere un percorso di studi impegnativo significa scegliere fra l’uno e l’altro e non sempre la precocizzazione di atlete e atleti e la “fuga di talenti” dai piccoli e medi centri verso club blasonati è l’unica strada possibile.
A raccontarlo, agli studenti e alle studentesse dell’Isis Malignani di Udine in occasione del convegno: “Campioni a chilometro zero: è ancora possibile?”, sono stati quattro sportivi made in Fvg: Beatrice Molinaro, che ha guidato quest’anno la Cda Talmassons alla promozione nella A1 femminile di volley, Nicolò Katalan, che pochi giorni fa ha condotto, anche lui da capitano, la Tinet Prata nella SuperLega maschile, il pallavolista tolmezzino Nicola Zonta, da diversi anni protagonista nella serie A italiana e Filippo Rizzi dell’Atletica Malignani Libertas Udine, semifinalista agli Europei Under 20 nella specialità dei 110 ostacoli.
Il convegno ha permesso ai presenti di ascoltare storie diverse e ha toccato molteplici ambiti della carriera dei quattro campioni: dalle tappe, fatte di successi e delusioni, incontri decisivi e scelte di vita che ciascuno ha vissuto nel proprio percorso verso l’alto livello, alla decisione di andare via presto da casa, come per Zonta, o di restare in regione per completare gli studi superiori, come per Katalan, Molinaro e Rizzi; dall’impegno quotidiano richiesto dalle due diverse discipline alla gestione delle problematiche connesse alla pratica sportiva, come gli infortuni e la tenuta mentale. L’evento è stato organizzato dalla Volleybas Asd in collaborazione con il Dipartimento di Scienze motorie dell’Isis Malignani nell’ambito del progetto “Estate al volo” iniziato negli anni del Covid con l’obiettivo di far conoscere agli studenti e alle studentesse il mondo dello sport di alto livello e di avvicinare alla pratica sportiva ragazzi e ragazze che l’avevano abbandonata o interessati/e a intraprendere una nuova disciplina. A fare gli onori di casa è stata la dirigente dell’Isis Malignani Maria Elisabetta Giannuzzi cui sono seguiti gli interventi introduttivi di Dario Colavizza e Silvia Liani, rispettivamente capo del Dipartimento di Scienze motorie e responsabile dei progetti dell’istituto, e dalla presidente della Volleybas ed ex docente Malignani Donatella Savonitto. A moderare l’evento è stata invece la direttrice tecnica e anch’essa ex insegnante dell’istituto Maria Maddalena Savonitto che ha evidenziato come in un contesto fatto di discipline non professionistiche prive di determinate garanzie, preparare un proprio percorso professionale sia un elemento imprescindibile.
“Ho avuto un percorso atipico – ha detto Molinaro che ha in tasca una laurea specialistica in Psicologia – perchè me la sono presa con calma; il mio obiettivo non è mai stato quello di arrivare in serie A. Poi, un insieme di fattori, unito alla mia testardaggine e alla dedizione al lavoro mi hanno portato a 24 anni nella massima serie”. Per Katalan il passaggio in serie A è avvenuto dopo le scuole superiori. “Ho vissuto – ha precisato – anche delle cocenti delusioni che però sono state il motore per migliorare ancora. In una società che va sempre più veloce va di moda il “tutto e subito” e vediamo dei giovanissimi esplodere presto ma sono dell’idea che ognuno ha i propri tempi e in ogni percorso si debba cercare di raggiungere
la migliore versione di se stessi”. Diverso il percorso di Nicola Zonta, notato giovanissimo e spinto ad andare via anche a causa una collocazione geografica, la Carnia, con poche prospettive. “In seconda superiore – ha raccontato – sono stato chiesto dal Cuneo, società di grande tradizione che per me ha rappresentato un sogno. Negli anni mi sono spostato molto cambiando società e istituti superiori, un’esperienza molto bella che ha però richiesto un grande spirito di adattamento”. L’incontro fortunato di Filippo Rizzi, judoca per 13 anni, è stato invece quello con il suo professore di scienze motorie dell’istituto Marinelli, Bergomas, che ha capito il suo potenziale. “Per alcuni mesi – ha sottolineato – ho proseguito con entrambe le discipline svolgendo sette allenamenti in cinque giorni, poi mi sono dedicato alla corsa ostacoli: nonostante sia alto “solo” un metro e ottanta ho delle caratteristiche di velocità e mobilità che mi hanno permesso di emergere in questa disciplina”.
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