Giallo Khamenei. Da fantasma a figura decisiva nel rebus Iran
Mojtaba Khamenei è stato annunciato come nuova Guida Suprema dell’Iran, in sostituzione del padre, pochi giorni dopo l’attentato che lo ha ferito. Non è più apparso in pubblico da allora. In quel raid aereo di febbraio sono rimasti uccisi la moglie, il figlio e appunto il padre, l’ex Guida Suprema Ali Khamenei.
Da quel giorno, l’unica cosa che gli iraniani hanno sentito o visto dal loro nuovo leader sono messaggi presumibilmente scritti da lui e immagini che sembrano essere state modificate o generate dall’intelligenza artificiale. Ciò ha alimentato speculazioni sul suo stato di salute e sul suo ruolo nella struttura di leadership iraniana. Sabato per la prima volta un funzionario di Teheran ha confermato che Khamenei ha riportato lesioni alla rotula e alla schiena, senza però precisare la gravità delle sue condizioni.
Non si sa dove si trovi Khamenei. Non utilizza dispositivi elettronici per comunicare, interagisce solo con chi può fargli visita di persona o inviando messaggi tramite corriere. Khamenei rimane isolato mentre continua a ricevere cure mediche per le ferite riportate, tra cui gravi ustioni su un lato del corpo, sul viso, il braccio, il torso e la gamba. Mazaher Hosseini, capo del protocollo nell’ufficio della Guida Suprema dell’Iran, ha dichiarato però che si sta riprendendo ed “è ora in completa salute”. “La gente dovrebbe essere paziente. Vi parlerà al momento opportuno”, ha chiosato. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha affermato all’inizio di questa settimana di aver avuto un incontro di due ore e mezza con Khamenei, la prima riunione di persona documentata tra un alto funzionario iraniano e la nuova Guida Suprema.
Nonostante ciò l’intelligence statunitense ritiene che Mojtaba stia svolgendo un ruolo cruciale nella definizione della strategia bellica iraniana, contribuendo con gli alti vertici militari a prendere le decisioni che dovrebbero condurre alla fine del conflitto, anche se la precisa gerarchia all’interno di un regime ormai frammentato rimane poco chiara. Divisioni interne che hanno ostacolato la capacità dell’Iran di presentare proposte congiunte ai negoziatori americani.
Dall’uccisione del padre di Khamenei, Trump, però, si è vantato di aver imposto alla Repubblica islamica un cambio di regime e ha definito “ragionevoli” coloro che ora negoziano per conto di Teheran.
Ali Vaez, direttore del progetto Iran all’International Crisis Group, aveva spiegato che a prescindere se la nuova Guida Suprema fosse o meno in grado di guidare i colloqui, “attribuirgli delle opinioni è un buon modo per i negoziatori iraniani di proteggersi dalle critiche”. È anche probabile che alcuni membri della struttura di potere iraniana stiano rivendicando l’accesso a Khamenei per cooptare la sua autorità e promuovere i propri interessi.
Inoltre secondo alcuni analisti c’è anche un altro problema che si interpone alla ricerca di una soluzione negoziale ovvero una fondamentale incomprensione del modo di pensare e di reagire alle minacce da parte degli iraniani, indipendentemente da chi sia al comando.
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