Caso Regeni, Giuli licenzia due dirigenti del ministero della Cultura
Via due dirigenti ministeriali dopo le polemiche per il caso dei fondi negati al documentario su Giulio Regeni, il ricercatore italiano torturato e ucciso al Cairo dieci anni fa. Secondo quanto rivelato dal Corriere.it, il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha preparato due decreti di revoca per Emanuele Merlino, responsabile della segreteria tecnica del Mic e uomo di fiducia del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, e per Elena Proietti, a capo della segreteria personale del ministro.
Un vero e proprio azzeramento dello staff. Il primo, secondo la ricostruzione del Corriere.it, è finito sotto accusa per non aver vigilato sul documentario su Giulio Regeni, a cui il ministero ha negato i finanziamenti. E soprattutto, pur essendo stato al corrente del taglio, non avrebbe avvertito Giuli. A inizio maggio, durante la cerimonia al Quirinale per i premi David, il ministro aveva cercato di mettere una toppa dopo le polemiche: “Inaccettabile caduta, mai più”, aveva dichiarato. Poi, il giorno dopo, Giuli aveva garantito che il film avrebbe usufruito “di un altro canale di sostegno, perché è un caso unico”. Il documentario “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo”, diretto da Simone Manetti, è uscito a dieci anni dal tragico omicidio, avvenuto nel febbraio 2016, e ricostruisce il rapimento e la tortura del ricercatore italiano al Cairo, basandosi sulle testimonianze della famiglia e dell’avvocato. Per favorirne la diffusione, la Fondazione Musica per Roma ha organizzato una proiezione gratuita il 18 maggio all’Auditorium.
Differente la motivazione alla base del licenziamento di Proietti, esponente di spicco di Fratelli d’Italia in Umbria, che non si sarebbe presentata all’aeroporto e non avrebbe quindi partecipato alla missione del ministro a New York lo scorso mese.
Secondo l’opposizione, dietro i due licenziamenti ci sarebbe qualcosa in più: un regolamento di conti all’interno di Fratelli d’Italia, che fa il paio con le divisioni sulla presenza della Russia alla Biennale e il licenziamento di Beatrice Venezi da direttrice della Fenice. Il nuovo terremoto a via del Collegio Romano arriva, in ogni modo, dopo le polemiche, tutte interne alla destra, tra i rappresentanti governativi di Fratelli d’Italia e il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco per la presenza della Russia all’esposizione. Merlino è ritenuto molto vicino a Palazzo Chigi, tanto che il suo nome era tra quelli circolati per la carica di sottosegretario al Mic, dopo il passaggio di Gianmarco Mazzi al ministero del Turismo. L’incarico è poi stato assegnato a Giampiero Cannella.
Mentre nessun commento è ancora arrivato dalla maggioranza, iniziano a sollevare il caso le opposizioni. “Ancora un terremoto nella destra di governo”, ha commentato il dem Sandro Ruotolo, responsabile cultura del partito. “L’elenco delle dimissioni e delle uscite nel governo Meloni ormai è lungo”, da Vittorio Sgarbi a Giusi Bartolozzi. “Non è più una somma di episodi isolati”. E a proposito della revoca dell’incarico a Merlino ha aggiunto: “Colpisce anche ciò che emerge attorno al ministero della Cultura: uomini e figure riconducibili a una destra radicale che riporta alla memoria pagine oscurissime della storia italiana. Tra i nomi citati in queste ore c’è quello del figlio di Mario Merlino, storico esponente di Avanguardia Nazionale che si infiltrò nei gruppi anarchici e nome che attraversa una delle stagioni più buie della Repubblica: quella della strategia della tensione, delle trame nere, delle stragi e della violenza politica. Questa era la destra arrivata al governo. E oggi questa destra si sta frantumando sotto il peso delle proprie contraddizioni, delle lotte interne e dell’incapacità di governare il Paese”.
Per il deputato 5 stelle Gaetano Amato, “al ministero della Cultura va in scena l’ennesimo capitolo del regolamento di conti interno alla maggioranza”: “Il ministro commissariato”, ha detto, “commissaria a sua volta la lunga mano del commissario Fazzolari. Una resa dei conti che certifica il livello di caos e di conflittualità che attraversa il governo Meloni. Sembrano ormai i fuochi d’artificio finali di una lotta senza esclusione di colpi che sta sgretolando la finta compattezza di una maggioranza sempre più divisa e impegnata esclusivamente in guerre di potere”. E chiude: “La domanda è semplice: a quando le dimissioni del ministro Giuli e della sottosegretaria Borgonzoni?”.
Source link




