Società

Andrea Dianetti: «A 9 anni ho perso mio padre, oggi vivo le ingiustizie degli altri come se fossero le mie. Al liceo mi prendevano a colpi di zaino in faccia e mi chiamavano Kledi»

Il fatto che Andrea Dianetti si stia lentamente avvicinando ai quarant’anni non è un pensiero che lo rassicura: «Manca ancora un anno, ma me li sento già. Un po’ tipo Armageddon dove, a differenza di Don’t look up, sapevano benissimo che sarebbe finita male», spiega Dianetti, attore, conduttore e cantante che, il 9 maggio, arriva al Teatro Brancaccio di Roma con una serata-evento dal titolo Non ci pensare. Tema: imparare a ridere dell’ansia, soprattutto in questi tempi in cui di motivi per svegliarsi nel cuore delle notte ne avremmo più di uno.

Cosa la spaventa dei quarant’anni?
«Quando ero più piccolo i quarantenni mi sembravano delle persone grandissime: ora che si stanno avvicinando mi sento come se non dovessi compierli io. Mi sento come uno di quei monaci tibetani che stanno sul cucuzzolo e, da sopra, guardano cosa succede nel mondo rendendosi conto che tutti compiono le stesse stupidaggini e nessuno fa niente per impedirlo».

La sento ottimista.
«Penso che c’entri con il fatto che, da sempre, detesto le ingiustizie: è proprio qualcosa che mi manda in tilt. Penso di avere una sorta di sindrome del supereroe: quando vedo un’ingiustizia la soffro come se fosse successa a me».

Forse, parafrasando il titolo del suo spettacolo, è meglio non pensarci. Non crede?
«È proprio il motivo per cui faccio questo spettacolo e l’ho chiamato così. Senza contare che non pensare a una cosa che ti turba è difficilissimo. Un po’ come quando ti dicono la parola elefante e tu già te lo immagini nella tua testa».

Lo spettacolo si riferisce soprattutto all’ansia: oggi che rapporto ha?
«Più buono rispetto a prima. Oggi l’ansia è un coinquilino ingombrante che sta lì sul divano e che, quando ti rilassi, ti ricorda quello che dovevi fare o che, magari, non hai portato a termine».

La prima volta che questo coinquilino si è presentato davanti alla sua porta?
«Prima della pandemia ero preso proprio male. Vivevo non tanto degli attacchi di panico quanto degli attacchi di ansia che erano abbastanza pesanti e che, lì per lì, non riuscivo a gestire. La cosa che mi faceva impazzire era che si manifestavano in momenti felici e tranquilli».

Andrea Dianetti «A 9 anni ho perso mio padre oggi vivo le ingiustizie degli altri come se fossero le mie. Al liceo mi...

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