Federica Santuccio: «Io, madre senza culla. E quel silenzio che fa più rumore del pianto. Credo che questo tipo di lutto vada riconosciuto e rispettato»
Ci sono questioni annose, che scatenano dibattiti da sempre, e che forse rimarranno sempre senza una risposta univoca, fin tanto che riguarda le storie personali di chi le vive. Una di queste è: quando una madre può cominciare a definirsi tale? Ci sono maternità che non arrivano a compiersi, ma che esistono lo stesso. Non hanno una culla, non hanno un pianto da ricordare, eppure lasciano un segno profondo, fisico, irreversibile. Sono maternità che il mondo fatica a riconoscere, perché durate troppo poco, troppo invisibili, troppo difficili da raccontare.
Federica Santuccio da quel silenzio ha scelto di partire. 33 anni, attrice e scrittrice, nel suo ultimo libro, Cuore senza culla, mette al centro proprio questo: la maternità mancata, interrotta prima ancora di poter essere nominata fino in fondo, ma già pienamente vissuta nel corpo e nell’anima.
La sua storia attraversa molte trasformazioni – dal canto, primo grande amore interrotto per due noduli benigni alle corde vocali, alla scrittura come spazio di salvezza per elaborare i dolori derivati dagli episodi di bullismo e violenza da parte di un uomo più grande, subiti fino a quel momento, fino alla recitazione, arrivata come una rinascita – ma è in questa esperienza che tutto sembra concentrarsi, come in un punto di verità assoluta.
Quello che racconta non è solo un lutto, bensì un’identità che nasce e resta, anche quando non c’è più nulla di visibile a testimoniarla. «Ho voluto rendere visibile ciò che spesso resta nascosto – inizia a raccontare Federica, con voce rotta dall’emozione – E nel farlo, volevo creare uno spazio in cui tante donne possono finalmente riconoscersi, non solo nella perdita, ma anche nel diritto di chiamarsi madri».
Federica, ci porta in quel momento preciso in cui tutto è cambiato?
«Era il 12 gennaio 2023. Dovevo fare la seconda ecografia, quella in cui senti il battito, e invece la ginecologa mi ha detto che non c’era più. Avevo scoperto di essere incinta un mese prima, il 13 dicembre, esattamente due mesi dopo la morte della mia nonna materna, che per me era stata come una madre. Per me era un segno grandissimo. Ma il mio bambino era morto da settimane dentro di me e io non avevo sentito nulla. In quel momento… mi si è rotto tutto dentro. È come se qualcosa si fosse spento all’improvviso».





