Pescara, dopo la retrocessione e la contestazione inizia la diaspora

Il day after forse fa ancora più male. La retrocessione del Pescara è un colpo per tutta la città e al triplice fischio la contestazione è degenerata in maniera certamente da condannare con scontri, che hanno prodotto almeno una decina di agenti del Reparto Mobile della polizia feriti, lanci di pietre, petardi, fumogeni e cassonetti contro le forze dell’ordine, oltre al danneggiamento di auto e mezzi della polizia.Ma oltre la fredda (e doverosa) cronaca, c’è anche l’aspetto sportivo con il quale dover fare i conti a brevissimo e una nuova stagione in Serie C, la quinta negli ultimi 6 anni, da programmare. Ed è già iniziata la diaspora biancazzurra.
La squadra andrà integralmente rifondata, in pochissimi resteranno. Probabilmente il giovane Berardi, elemento del vivaio che sarà certamente protagonista in Lega Pro, farà parte del nuovo gruppo, sugli altri sotto contratto saranno fatte valutazioni approfondite (da Meazzi a Saio passando per Merola). Tutti i big, però, andranno certamente via: da Insigne a Brugman, e poi Caligara, Olzer, Desplanches, Bettella ed altri. In vista della prossima stagione il primo nodo da sciogliere sarà quello della guida tecnica visto che Giorgio Gorgone lascerà la panchina biancazzurra. e poi sarà anche da valutare la situazione del ds Pasquale Foggia.
Intanto il presidente Daniele Sebastiani torna a ventilare la possibile cessione della società. “La contestazione ci sta perché comunque sei retrocesso, ma secondo me va fatta in modo civile perché non può essere che se uno perde una partita la reazione è questa. Non so se avrò voglia e forza di continuare a guidare questa società. Se c’è qualcuno che con serietà vuole prendere il mio posto si faccia avanti”.
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