Garlasco, la Procura di Brescia pronta a chiudere le indagini sulla corruzione del procuratore Venditti
È alle battute finali l’inchiesta della Procura di Brescia sulla presunta corruzione della famiglia di Andrea Sempio nei confronti dell’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti «per favorire l’archiviazione di Andrea Sempio» nella prima indagine su Garlasco e sull’omicidio di Chiara Poggi. I pm bresciani Donato Greco e Alessio Bernardi la prossima settimana riceveranno l’informativa finale della Polizia giudiziaria e poi firmeranno la chiusura indagini per poi decidere se archiviare o procedere con la richiesta di rinvio a giudizio. Un’inchiesta che si basa soprattutto sul pizzino trovato in un quaderno rubrica a casa della famiglia Sempio con la scritta: ‘Venditti gip archivia per 20-30 eurò mentre sul retro del foglio si legge: ‘Se archivia indaggine (scritta proprio con due g), non può essere indagato per lo stesso motivo il Dnà. La Procura di Brescia ipotizza che sia stato Giuseppe Sempio, il padre di Andrea che risulta indagato come corruttore, a versare quella «somma indebita di denaro nell’ordine di 20-30mila euro» all’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti.
L’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti è indagato a Brescia – con i pm Pietro Paolo Mazza e con Cristiano D’Arena – anche per quello che è stato ribattezzato ‘il sistema Pavià. Vengono contestati a vario titolo i reati di corruzione e peculato per «l’affidamento pressocché esclusivo del noleggio degli apparati di intercettazione» e «l’affidamento esclusivo del noleggio di autovetture in misura incongrua rispetto alle esigenze investigative e destinate a uso privato». Il 18 maggio, giorno in cui scadono i termini dell’indagine, è previsto l’incidente probatorio in cui saranno ascoltati – come chiesto dalla difesa – Valeria Biscottini, Valentina De Stefano, Alberto Palermo, Roberto Valli e Andrea Zanoncelli, sostituti procuratori in servizio all’epoca dei fatti alla Procura di Pavia. Sulla vicenda si era già espresso il tribunale del Riesame di Brescia sostenendo che non ci fossero «elementi investigativi» da cui emerga che le auto noleggiate dalla Procura di Pavia non venissero utilizzate per le indagini, ma per uso privato dei magistrati.
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