via il “lungomuro”, più spiagge libere e bandi pluriennali. Il Campidoglio vara il nuovo Piano Arenili
Una rivoluzione urbanistica e simbolica destinata a ridisegnare il rapporto tra Ostia e il suo mare. Dopo oltre vent’anni di attese, rinvii e proroghe, la Giunta di Roma ha approvato il nuovo Piano di Utilizzazione degli Arenili (PUA), il documento che definirà il futuro del litorale romano tra concessioni balneari, spiagge libere, accessibilità e tutela paesaggistica.
Il provvedimento rappresenta uno dei passaggi più importanti della strategia del Campidoglio per il rilancio della costa romana e arriva al termine di un lungo iter tecnico e ambientale iniziato nel 2022 con la prima adozione del piano e la successiva procedura di Valutazione Ambientale Strategica della Regione Lazio.
Ora il testo dovrà passare all’esame dell’Assemblea Capitolina prima della fase finale che porterà alla Conferenza dei Servizi con tutti gli enti coinvolti nella gestione del demanio marittimo: Regione, Capitaneria di Porto, Agenzia del Demanio, Agenzia delle Dogane e Soprintendenza.
L’obiettivo politico è chiaro: archiviare definitivamente la stagione delle proroghe infinite e arrivare alle nuove gare pluriennali per le concessioni balneari, aprendo una nuova fase per il turismo e la fruizione del litorale.
Il piano interessa oltre 11 chilometri di costa sui 16,8 complessivi del litorale romano e suddivide l’arenile in 81 Unità minime di intervento, ciascuna destinata a una funzione specifica: stabilimenti balneari, spiagge libere attrezzate, aree per la ristorazione, attività sportive e servizi turistici.
Il dato più rilevante riguarda però l’accessibilità pubblica. Il nuovo PUA punta infatti ad abbattere progressivamente il cosiddetto “lungomuro”, la barriera fisica e simbolica che per decenni ha separato la città dal mare.
Sono previsti oltre trenta nuovi accessi pubblici distribuiti lungo la costa, con una distanza massima di 300 metri tra un varco e l’altro. Ogni accesso dovrà condurre direttamente a una spiaggia libera, mentre la fascia di battigia resterà interamente libera da strutture e attrezzature per garantire il passaggio continuo lungo il mare.
Il principio della visuale libera diventa un altro cardine del piano. Almeno metà del fronte mare dovrà restare visibile e accessibile senza ostacoli, mentre le recinzioni degli stabilimenti saranno fortemente limitate per dimensioni e impatto visivo.
Nel complesso, oltre il 57% del litorale sarà destinato alla fruizione pubblica, superando il minimo previsto dalla normativa regionale.
Accanto all’apertura delle spiagge, il piano introduce regole più rigide anche sul piano architettonico e ambientale. Le nuove strutture dovranno privilegiare materiali naturali ed eco-compatibili come legno e laterizio, mentre viene escluso l’utilizzo di cemento armato per le costruzioni in elevazione.
Grande attenzione viene riservata anche agli storici edifici balneari di Ostia, considerati elementi identitari del paesaggio costiero. I futuri concessionari saranno obbligati a conservarne e valorizzarne le caratteristiche architettoniche originarie.
Il PUA punta inoltre alla destagionalizzazione del litorale. Stabilimenti e attività potranno restare aperti anche nei mesi invernali organizzando iniziative culturali, sportive e ambientali, con l’obiettivo di trasformare Ostia in uno spazio vissuto tutto l’anno e non soltanto durante la stagione balneare.
Per il sindaco Roberto Gualtieri si tratta di «uno strumento atteso da vent’anni» capace di avviare una nuova fase per il mare di Roma, mentre l’assessore all’Urbanistica Maurizio Veloccia parla di un passaggio decisivo per la riqualificazione complessiva del litorale.
Sulla stessa linea anche l’assessore al Patrimonio Tobia Zevi, che sottolinea come l’approvazione definitiva del piano permetterà finalmente di avviare bandi pluriennali capaci di attrarre investimenti e recuperare le strutture lasciate in stato di abbandono.
La sfida ora si sposta in Aula Giulio Cesare. Per il Campidoglio il nuovo PUA rappresenta molto più di una semplice riorganizzazione delle concessioni: è il tentativo di riscrivere l’identità stessa del mare di Roma, dopo anni di immobilismo, contenziosi e divisioni tra spiagge private e accesso pubblico.
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