Delitto di Garlasco, Sempio intercettato: «Ho visto il video di Chiara e Alberto, lei mi ha rifiutato»
Intercettazioni in cui Andrea Sempio, da solo in macchina, parla di Chiara Poggi, dei video intimi suoi e di Alberto Stasi che avrebbe visto, e poi, nei giorni precedenti il delitto, di una telefonata brevissima per tentare un approccio a cui la sorella dell’amico avrebbe replicato con un secco «non ci voglio parlare con te». E’ la carta calata oggi dalla procura di Pavia durante l’interrogatorio, subito abortito, del commesso in un negozio di telefonia, unico indagato nell’inchiesta in via di chiusura sull’omicidio di Garlasco.
Indagine che offre una ricostruzione ben diversa da quella messa nera su bianco nelle sentenze che hanno portato a condannare Alberto Stasi, l’allora fidanzato della ragazza che sta finendo di espiare 16 anni di carcere. Non è stato lui ad aggredire e a uccidere ma, ipotizzano gli inquirenti, l’amico e coetaneo del fratello di Chiara, habituè della villetta di via Pascoli: lì trascorreva le ore con Marco a giocare alla playstation, davanti alla tv, e a navigare sul computer di casa. Computer di cui Chiara conservava, ben protetti da una password, alcuni filmati intimi di lei con Alberto e in cui Andrea si sarebbe imbattuto. Da lì una infatuazione e la speranza di una prospettiva sessuale franata in un secondo, con un no. E così avrebbe approfittato dell’assenza di Marco, in montagna con i genitori, per provarci con avances sgradite a Chiara.
Da lì l’irruzione in casa, l’aggressione con un oggetto contundente preso non si sa dove per infierire sulla giovane donna: almeno 12 i colpi al viso e in testa, si legge nel capo di incolpazione, con i primi l’hanno fatta crollare a terra priva di sensi, e con gli ultimi, in fondo alle scale del seminterrato, che le hanno spento la vita. Un omicidio che Sempio ha sempre detto di non aver mai commesso e che invece, per il procuratore aggiunto Stefano Civardi e per le pm Valentia De Stefano e Giulia Rizza, è avvenuto con «crudeltà verso la vittima» per l’efferatezza dovuta al numero e l’entità delle ferite inferte e per motivi abietti «riconducibili all’odio per la vittima a seguito del rifiuto».
Si tratta di una ipotesi che, oltre alle analisi genetiche sul Dna estrapolato dalle unghie di Chiara che porta alla linea maschile della famiglia Sempio e alle verifiche sull’ormai nota impronta 33 attribuita al 38enne, ci sono anche quella frasi sconnesse captate da una cimice piazzata in macchina del 38enne. Soliloqui in cui, nell’aprile dell’anno scorso, lui, come riporta un atto di inchiesta pubblicato sui social del Tg1, ammettere di aver visto il video di Chiara e Alberto e ricorda la sua proposta mal respinta di vedersi. E poi, mentre imita una voce femminile, «lei mi ha messo giù… – dice – E ha messo giù il telefono… Ah, ecco che fai la dura (ride ndr.), ma io non l’ho mai vista in questo modo, l’interesse non era reciproco, c…o».
Per il suo legale, l’avvocato Liborio Cataliotti, Sempio «ritiene di essere in grado di spiegare quelle captazioni e non solo, ovviamente, una volta che le avesse ascoltate e contestualizzate e una volta fatto appello alla propria memoria». Ma per i pubblici ministeri guidati dal procuratore Fabio Napoleone, oltre agli esiti delle analisi tecniche e delle consulenze come quella che sposta la morte della 26enne di almeno un’ora in avanti – tra le 10:30 e le 12:00, con una «centratura» tra le 11:00 e le 11:30 – quelle parole non lasciano dubbi. Così oggi, quando Sempio, accompagnato dai suoi difensori, Liborio Cataliotti ed Angela Taccia, si è presentato in procura, prima di avvalersi della facoltà di non rispondere, si è sentito elencare gli elementi che fondano l’accusa, tra cui queste intercettazioni di un anno fa a cui lui «fornirà ogni spiegazione», affermano i legali.
Sono le stesse conversazioni che le due pm hanno fatto ascoltare al suo amico Marco, convocato in contemporanea come teste. Ne avrebbe preso atto sottolineando però di non aver mai visto quei filmati amatoriali e di essere al corrente degli esiti degli accertamenti scientifici. «Ho fiducia nei miei consulenti», avrebbe affermato, e nella loro ricostruzione secondo la quale il materiale raccolto non ha cambiato la scena del crimine che resta quella avvalorata dalle sentenze dei giudici.
Dopo le audizioni, martedì, delle gemelle Cappa e quelle odierne, si avvicina dunque l’atto di chiusura dell’inchiesta con il deposito di tutte le carte raccolte che indicherebbero Sempio come unico responsabile dell’omicidio. Aprendo contemporaneamente la strada alla richiesta di revisione del processo che ha portato alla condanna di Alberto Stasi.
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