Crisi di speranza per i giovani calabresi, la fuga verso il Nord non si ferma
In Calabria, per ora, continua a prevalere quel senso di solitudine. Qui tutto diventa difficile, a volte impossibile. Questa è la terra dell’abbandono, una terra che i politici riempiono esclusivamente di promesse. In realtà, da Eboli in giù, comincia un’altra Italia, un’Italia che si muove più lentamente ritardi obbligati e diritti negati. C’è quello alle cure, ad esempio, che costringe la gente a partire (le spese per la mobilità passiva sono tornate a superare i 300 milioni di euro). E poi ci sono gli altri servizi essenziali come la scuola, i trasporti, le strade. Negatività che nutrono quella fuga in massa che sposta, soprattutto, i più giovani verso luoghi che assicurano condizioni di vita migliori, con servizi efficienti e la possibilità di garantirsi un posto di lavoro di qualità in tempi ridotti.
Il punto più acuto del declino sociale ed economico è rappresentato proprio dall’universo giovanile. Qui, gli under 35 mostrano segnali contrastanti. Gli occupati crescono del 4,1%, in controtendenza rispetto al resto del Paese. Il tasso di occupazione giovanile sale al 30,3%, ma resta tra i più bassi d’Italia (solo la Campania fa peggio). E soprattutto pesa un dato che racconta più di ogni altro la fragilità del sistema: la disoccupazione giovanile si attesta al 18%, mentre i Neet (giovani che non studiano e non lavorano) sono il 20,8%.
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