Ambiente

Oltre il 90% di agronomi e forestali risulta occupato, più donne e giovani – In breve

Oltre il 90% dei laureati in agraria
e in scienze forestali risulta occupato anche “in un periodo
economicamente instabile e in un Paese che segna spesso il passo
negli indici occupazionali”. In aumento di quasi il 25% del
reddito, e, dato positivo, in crescita le donne (nonostante il
riequilibrio numerico non si traduce ancora pienamente in
un’effettiva parità nelle condizioni di lavoro e di reddito) e i
giovani (orientati alla interdisciplinarità).

   
Questo quanto emerge dall’indagine ‘Una professione dai molti
percorsi’, studio sulle caratteristiche della categoria e sulle
prospettive professionali dei laureati in agraria, in scienze
forestali e delle facoltà affini fino alle realtà dei
professionisti, presentata a Roma.

   
Elaborata dall’Osservatorio delle Libere Professioni su
richiesta della Conferenza nazionale per la didattica
universitaria di Agraria, Consiglio dell’Ordine nazionale dei
dottori agronomi e dei dottori forestali (Conaf) e dalla
Federazione italiana dottori in scienze agrarie e forestali
(Fidaf), l’analisi registra in particolare una crescita in modo
consistente, sia tra i laureati e che tra gli iscritti
all’Ordine, della componente femminile e un aumento dei giovani
nella fascia under 35, che oggi supera il 14% degli iscritti
all’Ordine, in crescita rispetto al 2016. Il rapporto evidenzia
inoltre che il 60% trova occupazione entro sei mesi dal
conseguimento del titolo di laurea e che l’occupazione è stabile
nel tempo: il 70% dei dipendenti e l’80% dei liberi
professionisti intervistati dichiara di svolgere lo stesso
lavoro da oltre cinque anni. Inoltre, nel periodo 2015-2023,
arco temporale comprendente il biennio di Covid, è stato
registrato un aumento del reddito del 24,5%.

   
“Il sistema delle professioni agrarie e forestali è oggi –
commenta Mauro Uniformi, presidente Conaf – molto più ampio. Le
professioni agrarie e forestali non possono più essere
considerate solo come sbocco specialistico di settore, ma devono
diventare leva di interesse generale, in quanto sono e lo
saranno sempre più professioni già immerse nei processi di
trasformazione”. “Il rapporto – afferma Andrea Sonnino,
presidente Fidaf – costituisce non soltanto una ricognizione
settoriale, ma un utile strumento di orientamento per chi è
chiamato a definire politiche coerenti con la crescente
centralità del sapere tecnico-professionale”.

   

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