il libro, lo sguardo al futuro e la guerra tra clan
Michele Emiliano torna in pubblico, e lo fa da scrittore. “L’alba di san Nicola” è il suo esordio letterario per Solferino, lo presenterà il 5 maggio alla Feltrinelli di Bari e però ne parla in anteprima negli studi di Telebari, durante il telegiornale. “È un legale thriller ambientato in Italia agli inizi del Novecento – racconta l’ex presidente della Regione – con intrighi internazionali e colpi di scena giudiziari. Ci sono tutti gli indizi per tenere incollato il lettore”. Emiliano spiega la fatica della scrittura: “In questi mesi sono stato un po’ meno sotto pressione ed è stato più facile – confessa – Ho utilizzato la notte per scrivere, perché diciamo che con una bimba di sette mesi e mezzo la notte è lunga”. La sua nuova vita da scrittore è coincisa con una fase di silenzio: “Non è stato un vuoto ma un tempo necessario, perché dopo tanti anni dentro le istituzioni ho sentito il bisogno di fermarmi e ascoltare una parte diversa di me”, si legge nella presentazione del romanzo. Dentro il libro ci ha messo comunque tanto di sé, dalla passione per la storia a quella per il giallo. “Dopo 22 anni è stato un po’ come se finisse la guerra – ha detto l’ex governatore e sindaco di Bari – A questi 22 anni bisognerebbe aggiungerne altri 15 nella lotta alla mafia, sono 30 e rotti anni che io non mi fermavo mai. Scrivere in questi mesi è stata un’esperienza assolutamente positiva, aiuta anche dal punto di vista psicologico”. Gli è piaciuto farlo, tanto che a quanto pare, il primo libro di Emiliano non sarà l’ultimo. “Ho fatto in modo che ci sia bisogno del sequel”, annuncia l’autore.
Emiliano resta comunque uomo delle istituzioni, e grande conoscitore di Bari. Il capoluogo si trova in queste ultime settimane – e a pochi giorni dalla festa di San Nicola – alle prese con fatti criminali che instillano una paura diffusa. “Abbiamo vissuto un’epopea molto bella civile – dice Michele Emiliano – Abbiamo trasmesso positivamente a tutta la comunità l’idea che la politica aveva una capacità di guida della nostra gente, e che c’era un modo diverso di vivere. Questo modo diverso di vivere ci ha dato ottimi risultati, adesso non dobbiamo commettere l’errore di lasciare solo a poliziotti, magistrati e telecamere, o altri mezzi investigativi il compito di farci vivere in pace. Bisogna andare a spiegare, come facevamo 20 anni fa, che spacciare droga, perché questa è certamente una guerra per lo spaccio di droga, non porta da nessuna parte, se non al cimitero o in carcere”. “Questi sono i nipotini di quelli che ho arrestato io 20, 25 anni fa – prosegue – Mi chiedo perché i nonni che sono in carcere non glielo spiegano. Perché questi smaniano di dimostrare di essere all’altezza di un cognome e una tradizione di famiglia, come se si trattasse di un’azienda”.
Infine un passaggio sul suo futuro, al di là dell’esperienza come scrittore: “La mia idea di candidarmi e dare una mano era quella giusta – dice Emiliano – Non mi è stato consentito, ma come ho già detto saranno i potenti in carica attualmente a decidere del mio destino. Ho avuto la fortuna di poter decidere per tanti anni, adesso devono farlo gli altri. Voglio però mostrare la mia più totale serenità: tutto questo progetto politico è arrivato a un buon punto e credo di avergli dato inizio io tanti anni fa. Non sarò certo io a creare problemi a nessuno”.




