Cultura

Ma quale Netflix, questa nuova piattaforma gratuita ha un catalogo sconfinato: si stanno tutti trasferendo

C’è un numero che fa riflettere ogni volta che si guarda la bolletta di fine mese: la somma di tutti gli abbonamenti streaming attivi. Netflix, Prime Video, Disney+, NOW, Apple TV+, magari anche qualche pacchetto sportivo, e il totale mensile raggiunge cifre che fino a dieci anni fa si spendevano per tutto il pacchetto pay-tv via satellite. Nel frattempo, dall’altra parte dell’oceano, decine di milioni di persone guardano film e serie televisive senza pagare un centesimo, su una piattaforma che in Italia è ancora sconosciuta ai più ma che nel mondo anglosassone ha già superato i 97 milioni di utenti mensili attivi. Si chiama Tubi, appartiene a Fox Corporation ed è costruita su un’idea semplice: nessun abbonamento, nessuna carta di credito, nessuna registrazione obbligatoria. Solo contenuti, pubblicità ogni tanto, e un catalogo che mette in difficoltà molti dei servizi a pagamento più affermati.

Cos’è Tubi e come è nata

La storia di Tubi inizia nel 2014 a San Francisco, quando Farhad Massoudi e Thomas Ahn Hicks di AdRise lanciano il servizio con un’intuizione precisa: il modello delle piattaforme a pagamento sta creando un mercato di esclusi, persone che vogliono guardare contenuti in streaming ma non sono disposti a moltiplicare gli abbonamenti all’infinito. La risposta è il modello AVOD (Advertising-based Video On Demand), lo stesso che da decenni regge la televisione tradizionale: il servizio è gratuito per l’utente e si finanzia con la pubblicità. Il debutto è solido, la crescita è costante, e nel marzo 2020 Fox Corporation acquisisce l’intera piattaforma per 440 milioni di dollari, trasformandola nel pilastro del suo ecosistema digitale. Da quel momento la crescita si è accelerata in modo significativo: dai 20 milioni di utenti mensili del 2019 ai 97 milioni del 2024, con una traiettoria che non mostra segnali di rallentamento.

Il catalogo: cosa si può trovare

Il numero che colpisce di più, quando si apre Tubi per la prima volta, è quello del catalogo. La piattaforma conta oltre 50.000 titoli tra film, serie televisive, documentari e produzioni originali, con un aggiornamento settimanale che aggiunge nuovi contenuti e rimuove quelli le cui licenze sono scadute. Non si tratta solo di produzioni di second’ordine o di titoli di archivio troppo datati per interessare qualcuno: il catalogo include contenuti provenienti da Fox Entertainment, Metro-Goldwyn-Mayer, Paramount Pictures, Lionsgate, Sony Pictures, Warner Bros., NBCUniversal e persino The Walt Disney Company, che ha siglato accordi di distribuzione con la piattaforma per alcune categorie di contenuti. Accanto ai film e alle serie in licenza, Tubi ha sviluppato una linea di oltre 300 produzioni originali esclusive, che non si trovano su nessun’altra piattaforma. La sezione dedicata alla TV in diretta aggiunge canali live con notizie, sport e intrattenimento, rendendo il servizio qualcosa di più vicino a un ecosistema televisivo completo che a un semplice archivio on demand.

Tubi TV offre una vasta selezione di film e programmi televisivi in streaming gratuito, supportato da pubblicità. La piattaforma, di proprietà di Fox Corporation, propone contenuti in generi come azione, horror, fantascienza, crimine e commedia
Tubi TV offre una vasta selezione di film e programmi televisivi

La pubblicità: quanto pesa davvero

La domanda che chiunque si pone davanti a un servizio gratuito è sempre la stessa: qual è il prezzo reale? Nel caso di Tubi, il prezzo è la pubblicità, distribuita nel corso della visione con una frequenza che la piattaforma stessa descrive come inferiore a quella della televisione via cavo tradizionale. In termini pratici, chi ha un abbonamento standard a Netflix o Prime con pubblicità sa già esattamente come funziona questa dinamica: qualche spot ogni venti o venticinque minuti, niente di diverso da quello che si è fatto per decenni davanti al televisore. La differenza è che con Tubi non si paga nulla per quel privilegio, e la qualità della riproduzione resta stabilmente in alta definizione. Per chi vuole tenersi traccia di quello che ha già visto o costruire una lista di titoli da vedere, la registrazione è gratuita e aggiunge funzionalità di personalizzazione senza obbligare nessuno a inserire dati di pagamento.

Il limite geografico: la questione Italia

Qui si trova il principale ostacolo per il pubblico italiano, e vale la pena essere chiari. Tubi non è ufficialmente disponibile in Italia. Il servizio opera in Stati Uniti, Canada, Messico e Australia, e l’accesso da altri Paesi è bloccato geograficamente. Chi vuole accedere dalla Penisola deve usare una VPN con un server posizionato in uno dei Paesi supportati, selezionare un indirizzo americano, e poi aprire il sito o l’app normalmente. Non è una soluzione complicata dal punto di vista tecnico, ma richiede un abbonamento a un servizio VPN, il che introduce un costo che, pur ridotto rispetto a quello di una piattaforma streaming, non rende il servizio completamente gratuito per l’utente italiano. Detto questo, il costo di una VPN di qualità si aggira attorno ai 2-5 euro al mese, ben al di sotto di qualsiasi abbonamento streaming tradizionale. E il catalogo che si trova dall’altra parte di quel blocco geografico vale ampiamente l’investimento.

Perché il modello funziona e dove va il settore

Il successo di Tubi non è un caso isolato. Il fenomeno dei canali FAST (Free Ad-supported Streaming Television) sta trasformando il panorama dello streaming globale, con un numero crescente di utenti che si dichiarano affaticati dalla moltiplicazione degli abbonamenti e alla ricerca di alternative sostenibili. Pluto TV, di proprietà di Paramount, ha già superato in Italia i 100 canali tematici nel 2026, confermando che il modello funziona anche fuori dagli Stati Uniti. Il mercato italiano dello streaming gratuito è già servito da RaiPlay e Mediaset Infinity, ma il catalogo di entrambe è strutturalmente legato alla produzione nazionale. Tubi rappresenterebbe per l’utente italiano l’accesso a qualcosa di diverso: un oceano di contenuto internazionale, organizzato per genere, disponibile senza limitazioni e senza abbonamento. Se e quando la piattaforma deciderà di espandersi ufficialmente in Europa, quel catalogo da 50.000 titoli potrebbe cambiare le abitudini di molti.

Vale la pena provarla

La risposta breve è sì, con le avvertenze del caso. Chi ha dimestichezza con le VPN e vuole esplorare un catalogo vastissimo senza aggiungere un altro abbonamento mensile alla lista troverà in Tubi esattamente quello che cerca. Chi preferisce la comodità di un servizio ufficialmente disponibile in Italia può nel frattempo guardare a Pluto TV come alternativa domestica con una logica simile, anche se con un catalogo più ridotto. In entrambi i casi, la direzione è chiara: lo streaming gratuito non è più il ripiego di chi non può permettersi di meglio, ma una scelta sempre più consapevole in un mercato che ha finito di sorprendere con i suoi aumenti di prezzo.


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