Iran riduce il petrolio, Usa pronti a colpire. E Trump mette Cuba nel mirino
Torna a salire la tensione tra Stati Uniti e Iran. Donald Trump si dice deluso dalle proposte di Teheran e non esclude un cambio di linea, lasciando sul tavolo anche l’ipotesi di nuovi attacchi. «Le opzioni sono un’intesa o bombardamenti», ha avvertito il presidente, definendo insufficienti le aperture arrivate dall’Iran.
Sul tavolo, secondo quanto trapela, Teheran avrebbe proposto la riapertura dello Stretto di Hormuz in cambio della fine del blocco americano, colloqui sul nucleare legati alla revoca delle sanzioni e il riconoscimento del diritto ad arricchire uranio per scopi civili. Aperture che Washington giudica però non accettabili.
Il clima resta quindi incerto, con il rischio di una nuova escalation. Da Teheran arriva l’avvertimento: il Paese è pronto a reagire a eventuali mosse ostili. Intanto, secondo alcune indiscrezioni, la Repubblica islamica starebbe riorganizzando le proprie risorse militari e adottando contromisure sul piano economico.
Tra queste, la riduzione della produzione di petrolio per evitare effetti negativi legati al blocco dei porti imposto dagli Stati Uniti. Una strategia per guadagnare tempo e contenere l’impatto delle pressioni americane.
Sul fronte interno, Trump deve fare i conti con le tensioni politiche e le critiche del Congresso sull’eventuale prosecuzione del conflitto. In una lettera allo speaker della Camera, Mike Johnson, ha sostenuto che le ostilità sono terminate e che non serve una nuova autorizzazione per eventuali azioni future.
Con le elezioni di metà mandato all’orizzonte, il presidente punta a chiudere rapidamente il dossier Iran. Ma non esclude nuovi fronti: tra le ipotesi evocate anche un possibile intervento su Cuba, subito respinto dal governo dell’Avana. «Non è detto che una portaerei possa però fermarsi a Cuba sulla via del ritorno dal Medio Oriente. Prenderemmo il controllo quasi immediatamente», ha aggiunto Trump.
Source link




