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‘Era un genio, si sedette vicino a me al primo Gp’

Ripubblichiamo, nel giorno della sua scomparsa, questa intervista ad Alex Zanardi uscita in edicola sul Fatto Quotidiano ad aprile 2014. Il grande campione racconta in modo unico il suo mito, Ayrton Senna: entrambi piloti e uomini coraggiosi, entrambi morti il Primo maggio

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“Il talento unico. Certo. Ma quello che faceva la differenza era la passione. Il piacere che Ayrton provava a guidare. A sfidare gli avversari, il tempo, la macchina”. Alex Zanardi spiega così i segreti della guida di Senna: “Si alzava al mattino e il suo primo pensiero era come migliorare la macchina. E se stesso”. Zanardi è un uomo che sa correre, anche con le parole. Che sa rendere grande ogni piccola storia, figurarsi Senna. Vedi che mentre parla di lui è come se davanti agli occhi gli scorressero immagini, come se nella pelle sentisse ancora le strette di mano che si sono scambiati.

É per questo che devi insistere per intervistarlo, lui sempre così disponibile. Poi accetta, ti aiuta a scomporre i dettagli di quella guida prodigiosa e apparentemente naturale: “Era spettacolare, ma redditizia. Quel suo modo di mettere quasi di traverso l’auto non era una questione estetica, ma di velocità. Era sempre sospeso su un filo, guardate le fotografie, ci sono sempre due ruote che stanno per staccarsi da terra“. Si ferma un attimo, poi aggiunge: “Ha inventato uno stile di guida che oggi tutti imitano. Trucchi che sembrano naturali, ma ci vuole genio per elaborarli”. Quali in particolare? “È stato il primo sui kart a tenere il piede schiacciato anche in curva. Giù. E intanto con la mano tappava il carburatore“. Tutto mentre quel piccolo puledro d’acciaio correva a cento all’ora sospeso su due ruote. “Con quel trucco raffreddava il motore e lo riempiva di miscela. Così all’uscita dalla curva aveva una manciata di cavalli in più per bruciare tutti”. Semplice. Geniale.

Si potrebbe guidare così oggi? Zanardi sospira: “Ayrton (comincia ogni frase con il nome) vincerebbe ancora. Eccome. Ma forse non riuscirebbe più a far innamorare il pubblico. Sapete. le macchine allora consentivano ad artisti come lui di far vedere tutto il proprio talento. Ma vi rendete conto…? In prova avevi un giro, uno solo, per fare il tempo. Allora il meccanico girava un bullone e la potenza raddoppiava. Ti trovavi sotto il piede 1.300 cavalli o dio sa quanti per seicento chili. Un mostro. Senza computer, senza controlli, solo tu. Oggi con l’elettronica un ragazzetto inesperto se la gioca con i grandi come Vettel, Alonso e Hamilton“.

Così nacque il mito: 65 pole position. “Uno come Ayrton con una curva giusta poteva guadagnare un secondo. Capitava che in un giro rifilava due secondi a chi lo seguiva, che poi era un campione come Alain Prost“. Ecco, la guerra mitica con il francese, Coppi e Bartali della Formula 1: “Ayrton era un amabilissimo figlio di buonadonna, è riuscito a far apparire Alain come l’uomo nero. Ma se le sono suonate di santa ragione tutti e due“. Fino alla domanda che non avrà mai risposta definitiva: e il duello Senna-Schumacher interrotto dalla morte di Ayrton? “Avevano modi diversi di essere veloci. Ma. Ayrton aveva qualcosa in più, sapeva reggere meglio la pressione. Michael è stato grandissimo, ma sotto stress ha commesso anche errori“. E se quel primo maggio non fosse finita così? “Credo che Ayrton avrebbe conquistato il mondiale ’94. Forse si sarebbe spalancata la strada anche per i tre successivi“. E Schumacher? “Avrebbe vinto anche lui, certo, forse qualche anno dopo“.

Zanardi parla e affiorano i ricordi: “Quando sognavo di diventare pilota avevo il poster di Senna in camera. Era il mio mito. Poi è diventato un amico: ricordo il giorno del mio primo Gran premio, nel 1991. Entro nella sala briefing del circuito e mi sento perso, io, Alex Zanardi, in mezzo a tutti i piloti che guardavo in televisione. Stavo da solo in un angolo. Ma all’improvviso è entrato lui, Ayrton, e in un attimo ha fotografato il mio stato d’animo. Si è venuto a sedere di fianco a me, che ero l’ultimo arrivato. E ha preso a parlarmi: ‘Stai sereno. La tua Jordan è un’ottima macchina, e se ti hanno preso vuol dire che sei bravo. Andrà tutto bene’”


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