Economia

Nannicini: “Salario minimo e più riforme strutturali per la generazione sandwich”


ROMA – «Il Primo maggio dovrebbe essere un bilancio, non una liturgia. Sulla sicurezza è in rosso». L’economista Tommaso Nannicini parte dalle parole del presidente Mattarella su morti, donne e giovani per leggere il decreto Lavoro. «I bonus non sono inutili, ma non bastano. E il salario giusto è un passo avanti. Però fissa un recinto senza metterci la staccionata».

I bonus funzionano?

«Possono servire, ma devono essere stabili, generosi e accompagnati da altre politiche. In Italia sono spesso episodici, mordi e fuggi. Occupazione giovanile e femminile sono le due priorità del lavoro e della crescita, come dice anche Mattarella».

Che cosa servirebbe?

«Per i giovani un taglio permanente delle tasse, una Start Tax, una riforma fiscale progressiva sul reddito e pure sull’età. Per le donne il nodo è la cura: senza servizi, riforma della non autosufficienza e congedi paritari, tutto ricade su di loro. Sono la generazione sandwich, schiacciate tra figli che crescono e genitori che invecchiano».

Si continua a morire sul lavoro.

«Una tragedia quotidiana. A volte c’è un sistema produttivo frammentato che investe poco in innovazione e sicurezza. Altre volte non è arretratezza, è dolo. Non è obsolescenza, è criminalità. A pochi chilometri da Roma si lavora per sei euro al giorno, non all’ora. Lo sfruttamento non è il rovescio dell’insicurezza: è la sua condizione».

Il salario giusto è un passo avanti?

«Nel contesto dato sì. Io resto favorevole al salario minimo. Ma questo governo, si sa, non lo vuole. L’alternativa era costruire un salario minimo contrattuale, dando forza ai contratti comparativamente più rappresentativi. Un riferimento così chiaro nella legge non c’era mai stato: tenta di estendere almeno i minimi. Ma non basta».

Cosa manca?

«Servono regole sulla rappresentanza e perimetri settoriali più ampi, meno esposti alla concorrenza sleale. La proliferazione contrattuale nasce anche dalla creatività italiana sui micro settori: mi invento che nel legno c’è chi fa le gambe del tavolo e costruisco un contratto collettivo. Senza rappresentanza e perimetri chiari, questo decreto morde poco».

Restituire un 30% di inflazione ai lavoratori se il rinnovo del contratto ritarda ha senso?

«Ricorda l’indennità di vacanza contrattuale del protocollo Ciampi-Giugni del 1993. Si riscoprono istituti di un’altra stagione, quando l’inflazione era un problema. Se il sindacato fa il suo lavoro può anche superare il 100%».

L’applicazione retroattiva degli aumenti decisi nei rinnovi invece è saltata.

«Sarebbe invece utile reintrodurla. Vedo ipocrisia, però. Lo Stato chiede alle imprese di coprire l’inflazione, ma con la stessa inflazione mette le mani in tasca ai lavoratori con il fiscal drag, il drenaggio fiscale. Mi sarei aspettato una norma per sterilizzarlo».

E sui rider?

«La presunzione di subordinazione, se eterodiretti dall’algoritmo, c’era già nel Jobs Act ed è stata usata per la sentenza di Torino. Ma così l’unica tutela che resta contro lo sfruttamento passa dal giudice. Senza un impianto più concreto l’unica strada è andare in tribunale».


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