Una mossa azzardata per tutta la Nato (e per lo Zio Sam)
Il presidente americano minaccia di ritirare le truppe a stelle e strisce dall’Italia e qualche giorno prima ha annunciato di volerlo fare dalla Germania. La solita «trumpata» o c’è qualcosa di concreto e realistico dopo il «tradimento», secondo la Casa Bianca, del mancato appoggio alla guerra contro l’Iran? In teoria può farlo, ma in pratica sarebbe una mossa azzardata non solo per l’Italia e la Nato. I primi a perderci in termini di profondità strategica e gestione di operazioni complesse sulle scenario geopolitico europeo e mediterraneo sarebbe proprio lo zio Sam.
In Italia sono presenti circa 30mila americani sotto il comando del Pentagono. I militari Usa nelle basi sono 13mila e poi vanno aggiunti 21mila della VI flotta, con il quartier generale a Napoli e dislocata anche a Gaeta. In tutto una quarantina di navi con 175 aerei da combattimento e trasporto, che se ritirate non terrebbero più d’occhio il Mediterraneo orientale. Altri uomini sono dislocati in comandi Nato e un dedalo di 120 installazioni.
A Vicenza ci sono due caserme, la storica Ederle e la più recente Del Din. La città veneta ospita la leggendaria 173ma brigata aviotrasportata, i famosi Sky soldiers, le truppe aviatrasportate che hanno combattuto le battaglie più dure delle guerre Usa. Nel 2003 sono stati paracadutati nel Nord dell’Iraq per far crollare il regime di Saddam Hussein. Ufficialmente sono 3.300, ma ritirarli azzopperebbe la possibilità di proiezione Usa in aree di crisi a cominciare dal Medio Oriente. Un’altra installazione militare importante è Camp Derby, in Toscana, dove si trova il più grande arsenale di munizioni ed equipaggiamento al di fuori del territorio americano. Se il Pentagono chiudesse questa base rimarrebbe senza un asset cruciale in qualsiasi conflitto nello scacchiere del Mediterraneo e oltre.
L’Italia ospita due grandi basi aeree ad Aviano in Friuli-Venezia Giulia e all’estremo opposto a Sigonella, in Sicilia. Ad Aviano sono schierati tra i quaranta e i cinquanta F16 del 31imo Fighetr Wing, una costola delle forze aeree in Europa che rimarrebbe sguarnita sul fianco orientale se venisse fatto tornare a casa. La base ospita 9mila persone e ci sarebbero almeno 50 testate nucleari per i bombardieri B-16 dai 45 ai cento chilotoni.
Sigonella è la punta di lancia da dove decollavano i droni spia d’alta quota a lungo raggio MQ4 Triton, che si sono spinti fino a sorvolare la strategica isola iraniana di Kharg. Disarmati possono restare in cielo per 24 ore a 16mila metri con un raggio di azione di tredicimila chilometri. I Triton grazie a sensori e strumenti ottici d’avanguardia e all’intelligenza artificiale possono mappare il campo di battaglia e selezionare gli obiettivi. Eliminare una potenzialità del genere sarebbe un suicidio militare e strategico. E il minacciato ritiro significa smantellare anche il famoso Muos? Un fondamentale sistema di comunicazioni satellitari della Marina militare statunitense, a Niscemi, in Sicilia, che collega centri di comando e controllo, droni, sottomarini nucleari, gruppi navali d’attacco, unità di fanteria e missilistiche impegnati in Medio Oriente.
Donald Trump ha minacciato di ritirarsi anche dalla Spagna.
Un approccio che fa parte della guerra cognitiva utilizzata come arma di pressione politica nei confronti degli alleati poco inclini a seguire le avventure del presidente Usa. Se la minaccia fosse reale non perdiamoci d’animo e cominciamo a pensare seriamente ad una Nato europea.
Source link




