Marche

«Il mio impegno nella Brigata Garibaldi»


FANO È stato bello rivederlo con il fazzoletto tricolore al collo, l’andatura fragile, ma ancora con lo spirito saldo da combattente, alla manifestazione che l’amministrazione comunale ha organizzato per la festa della Liberazione del 25 aprile. È stato puntuale alla stretta di mano con il sindaco Luca Serfilippi nei pressi del monumento alla Resistenza dove l’incontro ormai si ripete con qualsiasi primo cittadino della città da diversi anni. 

La sua festa il 25 aprile

Giacomo Serrani il prossimo 13 dicembre compirà 104 anni. Anche se la data del suo compleanno è ancora lontana il 25 aprile è la sua festa, come lo è di tutti i partigiani che lottarono per la libertà. Nonostante l’età i suoi ricordi non sono affatto sbiaditi e possono essere di insegnamento per tanti giovani che hanno riversato il loro impeto verso forme di aggressione fini a sé stesse. Nato a Jesi, cominciò a maturare il suo sentimento antifascista sui banchi del liceo della sua città. «Insieme al mio compagno di classe Alberto Borioni che poi divenne sindaco e ricoprì diverse cariche fino a essere nominato presidente della Cassa di Risparmio di Jesi, ed altri amici, – ricorda – formammo una “banda” con la quale ci dedicammo alla stampa di volantini contro il regime che poi distribuimmo clandestinamente agli studenti».

Era un foglio quotidiano di informazione, cui fu posto il nome di “Corriere Jesino”. Quando venne il momento della leva, era il gennaio 1943, Serrani fu mandato al confine con la Jugoslavia a Villa Opicina, vicino a Trieste per seguire, grazie al suo titolo di studio, il corso ufficiali. La sua missione, come quella dei suoi commilitoni, era quella di dare manforte ai reparti fascisti nei rastrellamenti, cosa che li poneva in contrasto, anche se l’esercito italiano non fungeva da primo bersaglio, con i partigiani di Tito.

Nel mese di agosto Serrani si ammalò, fu ricoverato per una pleurite nell’ospedale di Pisa, da dove in tutti i modi cercò di tornare a casa, manipolando perfino il termometro. Alla fine scappò, consapevole che sfidava la pena di morte. Tornato a Jesi, dopo l’8 settembre entrò nelle brigate partigiane. «Feci parte – aggiunge – della Brigata Garibaldi, reparto Vallesina, con il compito di prestare aiuto a tanti partigiani che erano sparpagliati nel territorio tra Jesi, Chiaravalle e Senigallia e di disturbo dei reparti tedeschi. Ad Arcevia c’era un reparto di combattenti che aveva bisogno di staffette e ricordo benissimo che riuscimmo ad ostacolare una colonna di tedeschi che scendeva da Morro d’Alba sistemando sulla strada delle piastre di ferro fornite di aculei nascoste sotto uno strato di letame. Fummo particolarmente attivi dal gennaio a luglio del 1944 quando Jesi fu liberata».

La militanza nell’Anpi

Dopo Jesi, Giacomo Serrani si trasferì a Fano e da allora è diventato un concittadino della città della Fortuna. Si considera “fortunato” perché ne ha viste tante e tuttavia è ancora presente ogni volta che, insieme all’Anpi, si ricorda la Resistenza e si celebrano quei valori che spinsero negli anni Quaranta del Novecento tanti giovani di diverse appartenenze politiche a unirsi e a combattere insieme per riconquistare la libertà.




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