Toscana

il raggiro, il pedinamento e l’arresto fulmineo


“Dobbiamo verificare che i suoi non siano gioielli rubati”. E per rincarare la dose hanno pure aggiunto. “Suo figlio? In questo momento lo stiamo interrogando”. L’hanno fatta cadere nella loro trappola così. Raggirandola, manipolandola, tenendola al telefono per ore frastornandola di parole.

C’è un’altra vittima della banda dei finti carabinieri. Si tratta di una 84enne, residente nella periferia della città. Una donna indipendente, ingamba, che mai avrebbe creduto di cadere nella rete di un così ben congeniato raggiro. Si tratta del secondo episodio avvenuto in poche ore dopo quello che ha avuto come protagonista una 68enne di Poppi, verificatosi in una manciata di ore nell’Aretino. Stesso copione diabolico, stesse dinamiche e risultato analogo.

Cosa è successo

Nella giornata di ieri, 28 aprile, attorno alle 14 la signora ha ricevuto sul telefono fisso di casa una chiamata. Dall’altro capo una voce si è presentata come appuntato dei carabinieri. Le hanno chiesto se la tal vettura appartenesse a suo figlio. Lei c’ha pensato e ha detto di sì anche se ricordava che era stata venduta anni prima. “Vede – le avrebbero detto i finti militari – non è stato perfezionato il passaggio di proprietà e dunque la macchina risultata intestata ancora alla sua famiglia. Le dobbiamo comunicare che questo veicolo è stato utilizzato per una rapina presso una gioielleria e adesso suo figlio si trova in caserma per rendere testimonianza”.

Sarebbe stato a quel punto che quella voce le ha detto di preparare l’oro custodito in casa così da verificare che non si trattasse di quello rubato. La donna, nel panico, ha acconsentito e, dopo ore di estenuanti conversazioni telefoniche, ha fatto ciò che le veniva chiesto. Poco dopo alla sua porta si è presentato un uomo. Ha aperto e gli ha consegnato quanto richiesto. Lui, come nulla fosse, se ne è andato.

L’arresto fulmineo

La fuga con il bottino però è durata solo una manciata di chilometri. L’uomo infatti è stato arrestato dagli agenti della Squadra Mobile di Arezzo, coordinati da Davide Comito, che erano sulle sue tracce già da ore. Le manette ai polsi sono scattate nei pressi del casello A1 dove il presunto responsabile del furto è stato bloccato, perquisito e arrestato. Si tratta di un 40enne residente nella provincia di Napoli con vari precedenti per truffa.

Come hanno acciuffato il responsabile

Gli agenti (in borghese) della Mobile, alle 12.30 di quello stesso giorno, erano impegnati in un normale servizio di prevenzione del territorio. Nei pressi del parcheggio di un supermercato avevano notato l’auto a bordo del quale si trovava il 40enne. Il fare sospetto dell’uomo li ha convinti a tenere d’occhio lui e il veicolo. Così hanno deciso di seguirlo e infatti, poco dopo, il mezzo si è fermato nei pressi dell’abitazione dell’84enne. Dall’abitacolo è uscito il 40enne. Lo hanno visto dirigersi verso l’edificio, entrare e poco più tardi uscire con un fagotto tra le mani.

Tanto è stato sufficiente per i poliziotti che, vista la scena, hanno allertato i colleghi della Volante chiedendo rinforzi. L’auto è stata fermata al casello autostradale. Durante la perquisizione del veicolo i poliziotti hanno trovato sotto il sedile del passeggero il fagotto al cui interno c’erano monili in oro per un valore di 50 mila euro e svariate buste in carta con all’interno denaro contante per un ammontare di circa 8 mila euro. 

L’uomo è stato arrestato e trasferito in questura. Contestualmente la vittima dopo aver formalizzato la denuncia è stata interrogata dagli agenti. È stata lei a riconoscere il finto carabiniere indicandolo in delle fotografie mostratele e dare conferma di essere la proprietaria dei gioielli e denaro recuperati che, ovviamente, le sono stati restituiti. Il truffatore è stato processato oggi per direttissima.

Cosa fare in questi casi

Quello dei raggiri agli anziani e persone fragili, è un reato particolarmente odioso e non solo per le modalità con cui viene messo in atto ma, anche, per le conseguenze che lascia sulle vittime che tendono a colpevolizzarsi di quanto accaduto.

In questo senso è necessario ricordare che le forze dell’ordine non agiscono in nessun caso in queste modalità. Mai nessun carabiniere o agente chiederà denaro e gioielli per non meglio precisate ragioni. L’invito, ogni volta che si ricevono telefonate di questo tenore, è quello di interrompere le comunicazioni e comporre il 112 denunciando quanto vissuto. 

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