via libera alla Camera. Il Pd si astiene, stupore di Meloni
La riforma che ridisegna il ruolo istituzionale della Capitale compie il suo primo passo formale. L’aula della Camera ha infatti approvato oggi mercoledì 29 aprile in prima lettura, il disegno di legge costituzionale su Roma Capitale, con 159 voti favorevoli, 33 contrari e 55 astenuti.
Un passaggio destinato ad aprire un percorso lungo e complesso, che dovrà attraversare entrambe le Camere e un doppio voto parlamentare prima di arrivare all’eventuale conferma definitiva.
La modifica interviene sull’articolo 114 della Costituzione e introduce un cambio di paradigma: Roma non viene più considerata soltanto un comune, ma un livello di governo dotato di poteri legislativi su materie specifiche, avvicinandosi di fatto allo status delle Regioni.
Le nuove competenze
Il cuore della riforma è la ridefinizione delle attribuzioni amministrative e legislative. Alla Capitale verrebbero riconosciute competenze concorrenti con lo Stato su settori strategici come il governo del territorio, la tutela e valorizzazione dei beni culturali e le politiche culturali.
Accanto a queste, sono previste competenze esclusive su ambiti chiave della gestione urbana: trasporto pubblico locale, turismo, commercio, artigianato, politiche sociali, edilizia residenziale pubblica e polizia locale.
Un assetto che, nelle intenzioni dei promotori, punta a rendere più rapida ed efficace la macchina amministrativa della città.
Le tensioni politiche
Il voto alla Camera non ha però sciolto le divisioni politiche, anzi le ha rese più evidenti. Il Partito Democratico ha scelto l’astensione, una posizione definita “costruttiva” da esponenti come Roberto Morassut, pur a fronte del sostegno espresso dal sindaco Roberto Gualtieri al testo.
Dura la reazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha parlato di un passo indietro rispetto a un percorso condiviso, esprimendo sorpresa per la scelta del Pd di non votare a favore.
Dal Campidoglio, Gualtieri ha definito comunque positivo il risultato parlamentare, sottolineando però come il clima politico continui a essere segnato da tensioni che rendono difficile la costruzione di un consenso ampio su una riforma attesa da decenni.
Le posizioni delle opposizioni
Il fronte delle opposizioni si è presentato diviso. Azione ha votato a favore, considerandolo un passaggio necessario per modernizzare la governance della Capitale. Più cauta Italia Viva, che ha espresso dubbi sulla reale capacità della riforma di tradursi in strumenti operativi e risorse adeguate.
Contrarie invece Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, che hanno definito il provvedimento lacunoso e potenzialmente incoerente rispetto all’assetto costituzionale vigente.
Il percorso ancora lungo
Il testo approda ora al Senato, dove dovrà affrontare una nuova lettura. Il calendario prevede almeno tre mesi di distanza prima della seconda votazione. In assenza di una maggioranza qualificata dei due terzi, la riforma potrebbe essere sottoposta a referendum confermativo.
Resta inoltre aperto il nodo cruciale della normativa attuativa: sarà una legge ordinaria a stabilire nel dettaglio il trasferimento delle competenze dagli enti statali e regionali alla nuova architettura istituzionale del Campidoglio.
Un passaggio che, di fatto, determinerà la reale portata della riforma oltre il perimetro costituzionale.
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