Liguria

Scolmatore del Bisagno, l’argilla frena la talpa: costi in aumento e rebus per lo stoccaggio in cava Cavalletti

Genova. Nuova tegola per il cantiere dello scolmatore del Bisagno, la cui talpa sta scavando la galleria che collegherà il torrente genovese direttamente al mare di corso Italia. Sul tracciato del tunnel, infatti, lo scavo si è imbattuto in una massiccia presenza di terreni argillosi, non previsti in sede di studio modellistico dell’opera. Una “scoperta” che da un lato sta rallentando i lavori, già in ritardo, e dall’altro rischia di mandare in tilt il meccanismo legato allo stoccaggio dello smarino.

Al centro del rebus, la cava Cavalletti, nel cuore di Molassana, concepita come sito di smistamento e stoccaggio temporaneo, e che rischia ora la saturazione a causa di un materiale che, a differenza della roccia calcarea, non può essere riutilizzato e dovrà essere smaltito in discarica con costi aggiuntivi. Costi che si aggiungeranno alla quota parte già pagata dalle aziende committenti dell’opera per l’usufrutto della cava.

L’argilla che impasta la talpa

Il materiale “non conforme” alle aspettative sta rendendo lo scavo complesso. Oggi lo scavato lineare ammonta a circa 400 metri di percorso. E da diverse settimane invece dei calcari previsti, la fresa si ritrova si trova ad affrontare un muro di materiale argilloso che impone una minore velocità, e, soprattutto, lunghe ore di stop per pulire la testa della talpa e il resto del macchinario.

La media giornaliera è di al massimo sei metri di scavo nelle 24 ore: “In questo momento stiamo procedendo a meno della metà della velocità ottimale — spiega Antonio D’Agostino, titolare della D’Agostino Costruzioni srl, una delle aziende del consorzio oggi operativo in cantiere — ma l’importante è che il cantiere non si fermi. Ci auguriamo che questo banco di argilla finisca presto per poter tornare ai ritmi standard”.

Il caso Cava Cavalletti: da sito di stoccaggio a costo extra

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Il vero nodo logistico riguarda la destinazione dei detriti. Il piano originale prevedeva il conferimento alla cava Cavalletti, i cui spazi sono in locazione, per il successivo riutilizzo dei materiali inerti. L’argilla estratta, però, non possiede le caratteristiche tecniche per essere reimpiegata. “E’ tutto materiale di scarto – conferma D’Agostino – con cui si può fare nulla se non il conferimento in discarica. E attualmente questo è diventato un costo extra. Le stocchiamo nella cava sapendo che dovrà essere poi ricaricato sui camion per essere poi smaltito”.

Il problema quindi è duplice: da un lato, l’argilla occupa spazio prezioso all’interno della cava, sottraendo volume disponibile allo smarino calcareo che – stando al progetto – sarà riutillizzato per ripascimenti o riempimenti, con un rientro di alcuni margini di costo operativo; dall’altro, essendo di fatto un rifiuto da smaltire, il suo stoccaggio alla cava di Molassana rappresenta un passaggio intermedio in più che gonfia i costi di movimentazione. Ogni metro cubo di fango estratto diventa quindi una voce di spesa imprevista che dovrà essere coperta.

Verso una perizia di variante

Per risolvere l’impasse, si fa strada l’ipotesi di una perizia di variante. Questa mattina i tecnici delle aziende operative hanno fatto un summit in cantiere, mentre il prossimo 6 maggio ci sarà un incontro con la struttura commissariale, che ha confermato l’appuntamento con l’obiettivo di superare questa situazione, la cui dimensione ad oggi non è ancora nota. “Andiamo avanti a prescindere — assicura D’Agostino — e risolveremo tutto. L’amministrazione ha sempre dimostrato grande collaborazione. Stiamo valutando di intensificare i turni per recuperare il terreno perduto appena le condizioni del suolo lo permetteranno”.

Sul tavolo potrebbe arrivare una perizia di variante che preveda una richiesta di rifinanziamento degli extracosti non previsti dalla progettazione modellistica. Se alcune stime raccolte da Genova24, ma ancora da confermare, la cifra potrebbe arrivare ai 40 milioni di euro in più per gestire l’impasse. E per lo stoccaggio dell’argilla si cercherà di capire se esiste la possibilità di un conferimento diretto senza passaggi intermedi di stoccaggio in cava. Mentre dal punto di vista delle tempistiche sembra allontanarsi ancora una volta la luce in fondo al tunnel.




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