Liguria

Carlo Felice, per salvare i conti la fondazione aumenta (poco) i biglietti, cerca sponsor e taglia Nervi


Genova. Passerà inevitabilmente attraverso un maggior contributo da parte dei soci pubblici e dalla ricerca di nuovi sponsor privati, ma anche da un (contenuto) aumento dei biglietti, dall’efficientamento energetico e dalla rinuncia a produzioni insostenibili – come lo sarebbe l’edizione 2026 del Festival internazionale del balletto di Nervi – la strategia futura di gestione del Teatro Carlo Felice di Genova il cui bilancio 2025, non ancora approvato, rischia di chiudere con 2,4 milioni di rosso e il milione stanziato recentemente dalla Regione Liguria come contributo straordinario non basterà a raggiungere il pareggio.

È quanto emerso questa mattina in commissione consiliare a palazzo Tursi, commissione chiesta dall’opposizione e in particolar modo dal capogruppo di Vince Genova Pietro Piciocchi alla luce sia delle notizie relative al possibile buco in bilancio, sia all’indomani dell’annuncio da parte dell’amministrazione di non aver intenzione di realizzare, anche quest’anno, la kermesse a Nervi per problemi di costi. Sullo sfondo anche il recente doppio esposto di Comune e fondazione Carlo Felice a Corte dei Conti e procura di Genova in merito al bilancio 2024, fatto quadrare grazie a una presunta posta gonfiata legata al valore di alcune scenografie di seconda mano.

Durante la commissione di oggi, che aveva tra gli auditi anche i rappresentanti delle varie sigle sindacali del teatro e la direzione Cultura della Regione oltre agli assessori al Bilancio e alla Cultura Alessandro Terrile e Giacomo Montanari, ad aver fornito approfonditi chiarimenti è stato il sovrintendente Michele Galli, nominato esattamente un anno fa in sostituzione di Claudio Orazi.

Durante l’illustrazione della relazione di gestione di questi 12 mesi, Galli ha sottolineato alcuni cambi di passo già avvenuti su partite come la riprogrammazione delle opere (l’offerta di cartellone è stata rivoluzionata in corsa per mettere in scena spettacoli meno ricercati forse ma di maggiore richiamo per il grande pubblico), e altri ancora da venire come l’efficientamento energetico (quest’anno saranno sostituite tutte le lampadine a incandescenza della sala con altre a tecnologia led, oggi il Carlo Felice, per la sua particolare conformazione architettonica, consuma in utenze circa 900mila euro all’anno, oltre il doppio rispetto alla media di altre fondazioni in Italia), lo sblocco dell’operazione legata al magazzino acquistato a Casale Monferrato ma mai ristrutturato (finalmente in estate dovrebbe avvenire il trasferimento del materiale dall’altro magazzino, ora in affitto, a Savignone), ma anche altri aspetti come la comunicazione social, la formazione interna, le manutenzioni (da quattro anni non si facevano lavori all’impianto scenico) l’organizzazione di programmi formativi con le scuole anche primarie, accordi con il Conservatorio e altri enti per aumentare il numero degli abbonati (aumentati rispetto all’anno precedente del 42%).

Tra le novità annunciate sul bilancio 2026 anche l’aumento dei biglietti. Si tratterà di un aumento contenuto, nell’ordine di 1, 2 o 3 euro per le tipologie di biglietti più vendute e di 4 o 5 per quelle meno gettonate – hanno spiegato sia il sovrintendente Galli sia la responsabile comunicazione del Carlo Felice, Floriana Tessitore – un adeguamento all’inflazione, in sostanza, tenendo conto che un biglietto in platea al Carlo Felice per una prima oggi viaggia sui 100 euro mentre, mutatis mutandis, il teatro della Scala ha appena annunciato un aumento da 300 a 350 euro a biglietto per la prossima stagione.

Nonostante la volontà di potenziare la produzione e i rincari, il bilancio vede una previsione del botteghino 2026 inferiore a quello del 2025 (da 4,1 a 3,4 milioni): è stato spiegato che la differenza è tutta rappresentata dallo spettacolo di Roberto Bolle, iscritto a bilancio come botteghino, nel 2025, ma non replicabile.

Sempre per il 2026 si prevede invece un raddoppio dei contributi privati fino a 4 milioni e una riduzione del personale scritturato per 2,5 milioni, aspetti che hanno lasciato particolarmente perplessa la minoranza in aula rossa. “Un bilancio sfidante? A me sembra un bilancio poco attendibile”, ha commentato l’ex vicesindaco reggente Piciocchi.

Tra i temi più caldi affrontati certamente quello legato al congelamento dell’edizione 2026 del Festival internazionale di Nervi. Non solo gli esponenti della giunta Salis, ma anche il sovrintendente Michele Galli – nominato durante il precedente ciclo amministrativo – è stato molto chiaro: “Nell’attuale perimetro di bilancio, Nervi non può essere sostenuto, invece avrebbe potuto essere preso in considerazione a gennaio 2025 quando era stato emanato il decreto ministeriale per il triennio 25-27, a quel tempo la fondazione avrebbe dovuto presentare un progetto per tentare di ricevere finanziamenti. A questo punto si potrà provare a presentare domanda nel 2028″.

Sul tema dei contributi del Comune il vicesindaco Alessandro Terrile ha spiegato in aula che: “Il Comune di Genova conferma il proprio sostegno convinto e sostanziale alla Fondazione Carlo Felice. Stimiamo che l’apporto complessivo del Comune per l’annualità 2025 supererà i 6 milioni di euro, ben oltre il contributo ordinario di 4,5 milioni. Parallelamente al sostegno corrente, stiamo lavorando per chiudere una vertenza riguardante le manutenzioni straordinarie dell’immobile. Nel rendiconto approvato ieri, abbiamo già previsto un accantonamento di circa 900.000 euro. È doveroso riconoscere che il Carlo Felice opera in un contesto complesso: l’aumento dei costi energetici e delle materie prime, unito a una riduzione del Fondo Unico dello Spettacolo (FUS), mette sotto pressione tutte le fondazioni liriche. In particolare, scontiamo un paradosso normativo nei criteri di riparto del FUS: Genova dispone di una sala da 2.000 posti e i meccanismi di premialità basati sul ‘tutto esaurito’ ci penalizzano rispetto a teatri con capienze ridotte (come la Fenice o la Scala), dove raggiungere il sold-out è numericamente più semplice. Nonostante queste difficoltà e stipendi medi che purtroppo restano tra i più bassi del settore, la governance del Teatro sta compiendo un lavoro straordinario di razionalizzazione e ordine contabile. Non possiamo tuttavia procedere solo in emergenza. La cultura non deve sostenersi unicamente con i biglietti, ma necessita di un equilibrio solido tra entrate proprie e contributi pubblici. La soluzione strutturale che proponiamo è il coinvolgimento di un nuovo sponsor istituzionale di alto profilo, sul modello di quanto avvenne con Erg all’epoca della riapertura. Un partner che, a fronte di un impegno pluriennale e significativo, possa entrare nel Consiglio di Indirizzo e garantire quella programmazione di lungo periodo che oggi è messa a rischio dall’incertezza dei fondi correnti. Il Comune non farà mancare il proprio appoggio, ma è necessario che tutti gli enti culturali cittadini operino nel massimo rispetto delle previsioni di spesa”.

Durante la commissione, l’assessore alla Cultura, Giacomo Montanari, ha sottolineato come l’obiettivo primario sia stato scongiurare la gestione emergenziale per puntare a un risanamento strutturale: “Al nostro insediamento abbiamo trovato una situazione critica: il Ministero segnalava un tasso di affollamento della sala estremamente basso, che metteva a rischio la contribuzione pubblica nazionale. In un anno, grazie al lavoro instancabile del sovrintendente Galli, abbiamo portato l’affollamento medio al 70%, superando le criticità sollevate da Roma. Gli investimenti sulla cultura devono essere nel segno di una gestione responsabile: il bilancio 2026 è una sfida per eliminare i debiti e garantire stabilità ai lavoratori. Abbiamo costruito un ponte con il territorio, dai giovani nelle scuole ai privati, che finalmente vedono nel Carlo Felice un’istituzione solida su cui investire. Quando ci siamo insediati, abbiamo trovato impegni verbali per oltre un milione di euro per i balletti del 2025 senza alcuna copertura finanziaria deliberata a pochi giorni dall’evento. Siamo intervenuti come Comune, garantendo i pagamenti ad artisti e maestranze, perché la cultura si sostiene con la responsabilità, non con le emergenze. Il bilancio previsionale 2026 – che non può prevedere il Festival di Nervi per l’annualità in corso, come dimostrato nella relazione del Sovrintendente – è un bilancio sfidante che punta all’eliminazione del debito strutturale. Abbiamo anche bisogno di consolidare e immaginare già il pubblico di domani, anche a fronte del fatto che l’Istat ci dice che il 50% degli italiani non entra mai in un luogo di cultura in un anno: il Carlo Felice sta abbattendo queste barriere. Abbiamo aperto alle scuole, coinvolto i Municipi e semplificato alcuni linguaggi perché l’opera non sia un privilegio di pochi, ma una consuetudine quotidiana per tutta la città. Stiamo investendo risorse che possano risanare e sostenere una delle istituzioni più importanti del territorio per renderla solida, sostenibile e finalmente partecipata anche dal tessuto imprenditoriale locale”.




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