Calabria

Omicidi di Rinascita Scott: così una collana d’oro è stata decisiva per l’assoluzione

«Il riconoscimento fotografico è stato condizionato». È uno dei passaggi centrali delle oltre 350 pagine di motivazioni della sentenza emessa dalla Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro al termine del processo di secondo grado scaturito dal cosiddetto filone omicidi della maxi-inchiesta della Dda “Rinascita Scott” che puntò i riflettori sulla ’ndrangheta vibonese e sulle collusioni di pezzi della società civile e della politica con i clan. Nell’ottobre scorso i giudici catanzaresi hanno confermato la condanna all’ergastolo per il boss di Sant’Onofrio Domenico Bonavota, ritenuto il mandante degli omicidi di Alfredo Cracolici e Giovanni Furlano (9 febbraio 2002). La Corte aveva poi ridotto dall’ergastolo alla pena di 30 anni di reclusione ciascuno le condanne per Giuseppe Antonio Accorinti e Saverio Razionale per la “lupara bianca” di Roberto Soriano di Filandari e per l’omicidio di Antonio Lo Giudice di Piscopio avvenuti nell’agosto del 1996.
Ridotta la condanna (da 30 anni del primo grado a 17 anni e 8 mesi) anche ad Antonio Vacatello, mentre Pantaleo Maurizio Garisto e Valerio Navarra sono passati dalle condanne a 20 anni del primo grado alla pena a 11 anni, un mese e 10 giorni ciascuno. Vacatello, Garisto e Navarra erano tutti accusati di aver sequestrato una persona a Cernusco sul Naviglio portandola in Calabria al fine di fargli pagare un precedente debito.
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