Sicilia

Emendamento della Lega: concessioni balneari fino al 2030 in caso di maltempo o erosione della costa

Aggiornamento delle 15.57

L’emendamento al decreto Ponte (o Commissari) approvato in commissione Ambiente del Senato, che proroga le concessioni balneari nelle zone colpite da maltempo, va verso la bocciatura in commissione Bilancio per mancanza di adeguata copertura. A quanto si apprende, sarebbe infatti arrivato il parere contrario del Mef per onerosità.

 

Le concessioni balneari rimarranno in vigore fino al 30 settembre 2030 – o fino al 31 marzo 2031 se si presentano difficoltà oggettive nelle gare – in caso di danni alla costa provocati dall’erosione e di «eventi meteorologici di eccezionale intensità» come quelli che hanno colpito Calabria, Sardegna e Sicilia a gennaio scorso e per i quali è stato dichiarato lo stato di emergenza. Lo prevede un emendamento della Lega al dl Commissari approvato in Commissione Ambiente del Senato. L’emendamento sancisce dunque una proroga di tre anni rispetto all’attuale scadenza delle concessioni fissata al 30 settembre 2027.

L’emendamento a prima firma Romeo stabilisce che «in ragione dei danni alla fascia costiera provocati dal processo di progressiva erosione della costa, nonché dagli eventi meteorologici di eccezionale intensità che hanno colpito in particolare il territorio della regione Calabria, della regione Autonoma della Sardegna e della regione Siciliana a gennaio 2026, per i quali è stato dichiaro lo stato di emergenza con delibera del Consiglio dei Ministri 26 gennaio 2026, al fine di incentivare immediati interventi di messa in sicurezza e mitigazione dell’erosione costiera, anche con investimenti privati a medio termine che consentano il regolare avvio delle attività turistiche estive», le concessioni normate dalla legge del 5 agosto 2022, n. 118, «possono continuare ad avere efficacia fino al 30 settembre 2030, ovvero fino al 31 marzo 2031» in caso di contenzioso o di difficoltà oggettive ad indire le gare.

Viene posto come condizione che «l’ente gestore e il concessionario, con appositi atti aggiuntivi all’atto di concessione, individuino gli investimenti indifferibili e necessari per assicurare il ripristino delle aree demaniali, il recupero dei beni danneggiati e la continuità dei servizi anche in considerazione dell’esigenza di garantire idonee condizioni di sicurezza agli utenti, e che il periodo di ammortamento di tali investimenti ecceda, rispettivamente, il termine del 30 settembre 2027 ovvero del 31 marzo 2028». Le disposizioni si applicheranno «anche alle concessioni interessate da ulteriori dichiarazioni dello stato di emergenza adottate ai sensi della legislazione vigente entro il termine del 30 settembre 2027 ovvero, nelle ipotesi di cui all’articolo 3, comma 3, della legge n. 118 del 2022, del 31 marzo 2028».

Il presidente Schifani

«Esprimo apprezzamento per l’emendamento approvato in commissione Ambiente del Senato che prevede la proroga delle concessioni balneari fino al 2030 nelle aree colpite da erosione costiera ed eventi meteorologici eccezionali, tra cui la Sicilia. È un segnale importante di attenzione verso un comparto strategico per il turismo della nostra Isola, duramente colpito dal maltempo. Temo però che questa misura, da sola, non sia sufficiente. Serve infatti una deroga o un chiarimento a livello europeo sulla direttiva Bolkestein, tema sul quale il mio governo sta lavorando contestualmente alla richiesta di accesso al Fondo di solidarietà dell’Ue. In più occasioni, il Consiglio di Stato ha disapplicato le proroghe già concesse e il rischio, in caso di ricorsi, è quello di una paralisi amministrativa con pesanti conseguenze sugli investimenti e sulla stagione turistica. Occorre una soluzione strutturale che dia certezza agli operatori e tutela alle nostre coste». Lo dice il presidente della Regione siciliana Renato Schifani. (ANSA).

Sib Fipe

È certamente positiva l’approvazione da parte del Senato dell’emendamento per gli stabilimenti balneari distrutti dal ciclone Harry affinché possano ammortizzare gli ingenti investimenti per la loro ricostruzione. È stata accolta la richiesta non solo nostra, ma dei Comuni e delle Regioni interessate». Lo dice Antonio Capacchione, presidente del Sib Fipe aderente a Confcommercio nel commentare l’approvazione in commissione Ambiente del Senato di un emendamento della Lega al dl Commissari che prevede che le concessioni balneari rimarranno in vigore fino al 30 settembre 2030 – o fino al 31 marzo 2031 se si presentano difficoltà oggettive nelle gare – in caso di danni alla costa provocati dall’erosione e di «eventi meteorologici di eccezionale intensità».

«Amareggia però – aggiunge Capacchione – che nel contempo non siano state accolte le altre richieste per superare l’attuale situazione caotica sulla durata delle concessioni demaniali marittime che riguarda tutti i Comuni marittimi e il complesso della balneazione attrezzata italiana. Mancano linee guida nazionali per l’esercizio delle funzioni amministrative in materia. Così come incompleto è il quadro normativo del settore, fonte di incertezza, confusione amministrativa e contenziosi giudiziari. Ci auguriamo che il governo e il Parlamento con una doverosa interlocuzione con le Regioni e i Comuni intervengano quanto prima per mettere in sicurezza questo comparto economico che, con il 39,2% delle presenze turistiche, rappresenta la parte più preziosa del turismo italiano».

Assobalneari Italia

«Il nuovo intervento sulla vicenda delle concessioni balneari, con il blocco degli emendamenti migliorativi, ha di fatto impedito qualsiasi possibilità di correggere un quadro normativo già profondamente critico». Lo dice il presidente di Assobalneari Italia – Federturismo Confindustria, Fabrizio Licordari commentando l’approvazione in commissione Ambiente del Senato di un emendamento della Lega al dl Commissari che prevede che le concessioni balneari rimarranno in vigore fino al 30 settembre 2030 – o fino al 31 marzo 2031 se si presentano difficoltà oggettive nelle gare – in caso di danni alla costa provocati dall’erosione e di «eventi meteorologici di eccezionale intensità».

«Nel frattempo – prosegue Licordari – sul territorio nazionale si sta consumando un vero e proprio caos amministrativo: diversi Comuni stanno approvando bandi, o si apprestano a farlo, adottando criteri tra loro difformi e introducendo regole eterogenee. In molti casi si tratta di interpretazioni discrezionali dei singoli funzionari o, ancor più gravemente, di impostazioni elaborate da consulenti esterni. Il risultato è una evidente disparità di trattamento e una situazione di totale incertezza per le imprese».

«A questo quadro già compromesso – aggiunge – si affianca l’accanimento di alcuni tribunali amministrativi che continuano a richiamarsi a una delle due cosiddette «sentenze gemelle» del Consiglio di Stato, nonostante l’altra sia stata superata dall’intervento della Cassazione. È legittimo chiedersi come sia possibile che, a fronte di decisioni così strettamente connesse, se ne continui a considerare valida solo una, alimentando un sistema interpretativo incoerente e contraddittorio». «Si ha la sensazione – sottolinea ancora Licordari – che il diritto venga piegato come un elastico, tirato a seconda delle esigenze, con un’applicazione degli articoli 11 e 12 della direttiva che appare forzata e distorta. Un’impostazione che si pone in evidente contrasto anche con quanto dichiarato dallo stesso Frits Bolkestein, il quale ha chiarito come la direttiva non fosse stata concepita per il comparto balneare, posizione espressa pubblicamente anche nella sede del Parlamento italiano».

«Alla base di questa deriva vi è una precisa responsabilità politica. Il governo avrebbe dovuto sostenere con determinazione, nelle sedi europee, una corretta applicazione della direttiva, nel rispetto degli articoli 11 e 12, difendendo le peculiarità del comparto balneare italiano. Invece abbiamo assistito a un atteggiamento di sostanziale arrendevolezza nei confronti della Commissione per il Mercato Interno», continua. “Si è arrivati persino ad abrogare una norma strategica come quella sulla mappatura delle concessioni – prosegue – che rappresentava un passaggio fondamentale per dimostrare la non scarsità della risorsa. A questo si è affiancata l’approvazione di un Decreto Legge fortemente condizionato dall’impostazione dei tecnici europei, rinunciando di fatto a difendere il sistema turistico nazionale nelle sedi competenti, a partire dalla Corte di Giustizia».

«Oggi il risultato è sotto gli occhi di tutti: caos normativo, disomogeneità territoriale e un settore lasciato senza certezze, esposto a decisioni frammentate e prive di una visione unitaria». «Gli equilibri mondiali sono in continuo mutamento – conclude Licordari – e ciò dimostra che, quando esiste una reale volontà politica, tutto può essere rimesso in discussione. Il governo italiano, a 14 mesi dalle elezioni, è chiamato a dimostrare coerenza e credibilità, dando seguito agli impegni assunti in campagna elettorale. È necessario ottenere da Bruxelles un deciso cambio di rotta sulla questione balneare, superando un’impostazione che sta penalizzando ingiustamente il nostro Paese». «Difendere le piccole e medie imprese balneari non è una scelta corporativa, ma una priorità strategica: significa tutelare un modello di turismo costiero che ha garantito qualità, occupazione e sviluppo economico diffuso e che oggi rischia concretamente di sgretolarsi sotto il peso di decisioni sbagliate e prive di visione».


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »