Il caso Minetti mette in fila una catena incredibile di decisioni prese alla ca**o
Facile, dopo una certa età, idealizzare il passato e svalutare il presente per pregiudizio nostalgico (i laudatores temporis acti sono già perculati da Orazio nell’Ars poetica); ma rammentare che per secoli un tratto tipico della civiltà italiana fu il gusto del lavoro fatto bene sarà feticismo passatista o, invece, lucido realismo? Dalla bottega del Verrocchio alla Olivetti di Adriano, la tradizione era quella.
L’inchiesta del Fatto sul caso Minetti mette in fila una catena così incredibile di decisioni prese alla cazzo di cane dalle autorità preposte che si finisce per dubitare, come minimo, della loro competenza. Per ragioni umanitarie legate alla cura di un bambino malato, la grazia presidenziale aveva condonato alla Minetti una pena di 3 anni e 11 mesi (favoreggiamento della prostituzione nei bunga bunga berlusconiani e uso illecito dei rimborsi ricevuti quando era consigliere regionale berlusconiana in Lombardia). Secondo l’istanza, il bambino era stato abbandonato alla nascita e inserito in un orfanotrofio; ma da documenti uruguaiani accessibili a chiunque, bastava verificare, emerge invece che il minore aveva genitori biologici identificati, viveva in condizioni di estrema povertà, non di abbandono, ed era stato affidato a un ente statale (Inau) temporaneamente.
La Minetti e il suo compagno, Giuseppe Cipriani, fecero operare il minore nel 2021, quando ancora non ne avevano la responsabilità genitoriale, portandolo negli Usa: come lo fecero espatriare? L’intervento fu eseguito negli Usa perché medici italiani (S. Raffaele di Milano e Università di Padova) “avevano sconsigliato l’intervento”, ma i medici italiani contattati negano di aver seguito il caso e affermano che l’intervento era eseguibile anche in Italia.
Come se non bastasse, l’avvocata del bambino, Mercedes Nieto, è morta due anni fa, carbonizzata col coniuge in un incendio di probabile origine dolosa; e, qualche giorno dopo il primo articolo del Fatto, la madre biologica del bambino è sparita. Dulcis in fundo, Cipriani, descritto nell’istanza come un imprenditore affidabile, nel 2010 ricevette finanziamenti da Jeffrey Epstein; questi (stando a testimonianze raccolte dal Fatto) soggiornò un mese nella residenza uruguaiana della coppia, dove, in occasione di feste con facoltosi uomini d’affari, venivano fatte arrivare escort, pure minorenni, gestite dalla Minetti.
La richiesta di grazia, insomma, pare lardellata da omissioni e falsità. Un tarocco: costume italiano che, se contende a quello virtuoso il primato sulla scena pubblica da tempo immemore, con l’avvento di Berlusconi, l’imbonitore che per risollevare le sorti della Fiat consigliava di mettere il marchio Ferrari sulle 500, ha definitivamente travolto il concorrente. Del resto, a quante cose sbagliate ci hanno fatto credere, da quando siamo al mondo?
Cose sbagliate a cui ci hanno fatto credere
185) Non è vero che Andreotti fu un uomo fortunato perché aveva la gobba e poteva toccarsela quando voleva.
186) Non è vero che la prima fiaba scritta dai fratelli Grimm s’intitolava “Papà si ubriaca e picchia la mamma perché piangi”.
187) E’ vero che, se per caso vi trovate fra gente estranea, dopo aver fatto una scoreggia è meglio se vi spostate, in modo che il sospetto non ricada su di voi; ma non è vero che questa è prudenza, una virtù cardinale.
188) Non è vero che le ultime parole del figlio di Guglielmo Tell furono: “Passi per la mela, papà. Ma un lampone?”.
Source link




