Lazio

Chi è il pentito ed ex imprenditore Gioacchino Amico l’ex referente del clan Senese

La sua decisione di collaborare con la giustizia rischia di cambiare gli equilibri della criminalità organizzata nel Nord Italia e non solo.

Gioacchino Amico, 40 anni, ex imprenditore nel settore ortofrutticolo e oggi collaboratore di giustizia, è considerato dagli inquirenti una figura chiave: il punto di contatto tra le organizzazioni mafiose radicate in Lombardia e il potente gruppo Senese attivo a Roma.

Le sue dichiarazioni, emerse nel corso della prima udienza del processo ordinario legato all’inchiesta Hydra, aprono uno squarcio su un sistema criminale evoluto e strutturato.

Non più singole organizzazioni in competizione tra loro, ma una vera e propria alleanza, definita dagli investigatori come un “Consorzio”: una cabina di regia capace di coordinare interessi e affari delle principali mafie operanti al Nord.

Il volto nascosto di un imprenditore

Per anni Amico si è mosso sotto una copertura apparentemente insospettabile, quella di commerciante all’ingrosso di frutta e verdura. Un’attività che gli avrebbe consentito, secondo la Direzione distrettuale antimafia di Milano, di intrecciare rapporti e gestire traffici ben più complessi.

Dietro quell’immagine, infatti, si celava un ruolo di primo piano nelle dinamiche del gruppo criminale, con funzioni di collegamento tra le realtà lombarde e i clan campani trapiantati nella Capitale.

Il “Consorzio”: la nuova frontiera delle mafie

Il racconto del collaboratore descrive una struttura nata intorno al 2019, pensata per superare le vecchie rivalità e puntare dritto al profitto. Un sistema che vede insieme Cosa Nostra, ’Ndrangheta e Camorra, affiancate da una quarta componente emergente: quella albanese, ritenuta particolarmente aggressiva e organizzata.

L’obiettivo sarebbe stato chiaro: evitare conflitti interni, condividere strategie e massimizzare i guadagni, infiltrandosi sempre più in profondità nell’economia legale e nei circuiti istituzionali. Una sorta di holding del crimine, capace di operare con logiche imprenditoriali.

Le ragioni del pentimento

La svolta di Amico è maturata durante la detenzione nel carcere di Pagliarelli. Davanti ai magistrati, ha spiegato di aver deciso di collaborare per motivi personali prima ancora che giudiziari.

Centrale, nel suo racconto, è la figura della moglie, Federica Buccafusca, anche lei coinvolta nelle indagini e oggi inserita in un programma di protezione.

Accanto alla dimensione familiare, pesa anche la consapevolezza del rischio: “Ci sono molte persone che mi vogliono morto”, avrebbe dichiarato, lasciando intendere quanto le sue rivelazioni possano incidere su equilibri ancora attivi e pericolosi.

L’effetto domino dell’inchiesta Hydra

Quello di Amico non è un caso isolato. L’indagine Hydra sta producendo un effetto a catena tra gli affiliati, con diversi imputati che hanno scelto la via della collaborazione. Tra questi figurano nomi legati a differenti organizzazioni, a conferma della portata trasversale del sistema investigato.

Un segnale che, secondo gli inquirenti, potrebbe indicare la fragilità di un modello criminale fondato più sull’interesse economico che sui tradizionali vincoli di appartenenza. Un equilibrio che, sotto la pressione giudiziaria, rischia ora di incrinarsi.

Uno scenario destinato a cambiare

Le dichiarazioni del quarantenne rappresentano dunque molto più di una testimonianza: delineano un nuovo volto della criminalità organizzata, capace di adattarsi e riorganizzarsi in forme sempre più sofisticate.

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