Gli Usa: "A noi l'uranio". Ma l'Iran: "No a minacce"
Teheran e Washington si trovano in una situazione di stallo, né di pace né di guerra, entrambe sperano di resistere più a lungo dell’altra, ma le conseguenze potrebbero essere drammatiche per l’economia globale. La situazione attuale è stata definita “un limbo strategico” con rischi considerevoli. L’Iran tuttavia teme che, senza lo slancio dei negoziati, rimarrà intrappolato sotto la costante minaccia di attacchi statunitensi o israeliani. La guerra potrebbe dunque concludersi, ma senza una soluzione definitiva.
Chi è ottimista è Donald Trump. “Penso che la guerra finirà molto presto e saremo vittoriosi”, ha detto il presidente americano a Fox News, spiegando che il sistema petrolifero di Teheran rischia l’esplosione “entro tre giorni”, che “alcune delle persone con cui stiamo trattando ora sono molto ragionevoli, altre no” e gli Usa prenderanno la “polvere nucleare” di Teheran, ossia l’uranio arricchito. Quindi, al regime: “Se vogliono parlare, possono venire da noi oppure possono chiamarci. Abbiamo linee sicure e affidabili”. Quanto alla Cina: “potrebbe” star aiutando l’Iran nel conflitto, ma “non molto”: “Non sono eccessivamente deluso. Anche noi abbiamo aiutato l’Ucraina e non avremmo dovuto farlo in quella misura”.
Il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi è rientrato a Islamabad ieri, dopo un breve viaggio in Oman, altro mediatore nel conflitto. Nei messaggi recapitati agli Usa tramite il Pakistan, l’Iran ha chiarito quali sono le sue “linee rosse”: “le questioni nucleari e lo Stretto di Hormuz”. Il capo della diplomazia iraniana potrebbe ancora accettare di incontrare gli Stati Uniti nei prossimi giorni. In una telefonata con il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha criticato il blocco statunitense dei porti iraniani e ha chiesto garanzie che gli Usa non attacchino di nuovo. I falchi di Teheran, da tempo contrari al dialogo, sostengono non ci si debba fidare degli Stati Uniti, dopo che con Israele hanno attaccato l’Iran nel bel mezzo dei negoziati, ma trapela che potrebbero riavviare i colloqui qualora cessassero le minacce di Trump.
Secondo alcuni analisti, però, in Iran si ritiene che mantenere lo status quo è il modo più prudente di comportarsi al momento. Secondo Sanam Vakil, direttrice per il Medioriente alla Chatham House di Londra: “Gli iraniani non vedono alcun vantaggio nell’incontro perché darebbe a Trump troppo controllo sulla narrazione secondo cui sono disperati”.
Araghchi dopo Islamabad è volato a Mosca. La Russia intrattiene stretti rapporti con Teheran ed è considerata un possibile luogo in cui l’Iran potrebbe trasferire le sue scorte di uranio. Inoltre le interruzioni della produzione petrolifera e delle esportazioni di prodotti come i fertilizzanti potrebbero iniziare a causare shock economici all’economia globale entro poche settimane. Ciò potrebbe convincere Trump a far progredire i negoziati. “Le trattative possono portare a un risultato positivo solo quando i nostri avversari riconoscono il nostro diritto all’uso pacifico dell’energia nucleare”, ha dichiarato l’ambasciatore iraniano in India, Mohammad Fathali.
Gli attacchi incrociati tra Israele e Libano intanto continuano, nonostante la tregua rinnovata di altre tre settimane. Tel Aviv ha colpito Sud e Ovest con una serie di raid che hanno preso di mira strutture di Hezbollah. Tsahal ha anche affermato che il movimento sciita libanese ha lanciato droni esplosivi contro le truppe nella zona controllata da Israele. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha sottolineato che l’Idf sta operando “con forza significativa” e ha accusato il Partito di Dio di “erodere di fatto il cessate il fuoco”. Trump ha fatto sapere di voler invitare sia Netanyahu che il presidente libanese Joseph Aoun alla Casa Bianca nelle prossime settimane.
Source link




