Puglia

Quando Bari visse la ‘rivolta del pane’ con Anna Quintavalle

Mentre l’Italia si preparava a celebrare i cinquant’anni dello Statuto Albertino, nel 1898 il clima delle strade del Mezzogiorno era tutt’altro che festoso: quell’anno, infatti, fu caratterizzato da intensi conflitti sociali. A Bari, quel grido ebbe il volto di una donna: il 27 aprile 1989, infatti, il capoluogo pugliese visse una rivoluzione, passata alla storia come la “rivolta del pane”, capeggiata da Anna Quintavalle, una giovane donna del borgo antico, mamma e moglie attenta a far quadrare i conti in famiglia. La causa della rivolta aveva origine nell’aumento del costo della farina: in conseguenza dei dazi comunali sul grano, subì un incremento del prezzo abbastanza insostenibile per il proletariato urbano dell’epoca.

E fu così che nella mattinata di mercoledì 27 aprile del 1898, disperazione e protesta si trasformarono in un’accesa rivolta: prima la lite con i proprietari di un grande forno della città vecchia, da cui venivano acquistati gli alimentari oggetto di aumento, e poi un corteo che si scatenò contro le istituzioni locali, a cui i manifestanti chiedevano la riduzione immediata del prezzo del pane. E lei, Anna Quintavalle, donna dal carattere forte e dalla dialettica infuocata, prese in pugno la situazione e, con in mano un bastone e una specie di bandiera di fortuna, divenne l’anima della rivolta, guidando la folla inferocita che si riversò dal borgo antico verso il centro, al forte grido di “Vogliamo il pane!”. La situazione precipitò quando il folto corteo si presentò negli uffici del dazio (aboliti nel 1930) e a casa del sindaco Giuseppe Re David, dove per poco non ci scappò la tragedia. Anche gli uffici municipali vennero presi di mira dal numeroso gruppo di baresi inviperiti, che iniziò a sfogare la rabbia distruggendo il mobilio e dando fiamme a documenti.

Anna riuscì a compattare centinaia di baresi davanti ai palazzi del potere e le autorità, temendo il collasso dell’ordine pubblico, risposero con forza: fu impiegato l’esercito, con cavalleria e fanteria che cercarono di placare la folla dei baresi in rivolta. In serata, dopo una giornata colma di tensioni, le vie di Bari tornarono alla calma. Ma la rivolta diede i suoi frutti: pochi giorni dopo si insediò una nuova amministrazione comunale, la quale abolì i dazi sul grano e diminuì il prezzo del pane. Anna Quintavalle, dunque, ricordata come la “portapannère” (portabandiera), quel lontano giorno di aprile entrò nella storia della città. E riuscì, con il suo grande carisma, a vincere la sua battaglia: quella per il diritto alla sopravvivenza sua e di migliaia di baresi.




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