Il dolore e la speranza: Catanzaro si ferma nel silenzio per l’ultimo saluto ad Anna, Giuseppe e Nicola FOTO | VIDEO
Nel silenzio surreale che ha avvolto la piazza, il rintocco delle campane della Basilica dell’Immacolata a Catanzaro ha segnato il momento più straziante: l’ultimo addio ad Anna Democrito, la 46enne che nei giorni scorsi ha compiuto il tragico gesto di gettarsi dalla finestra insieme ai suoi figli Giuseppe e Nicola, vittime di una tragedia che ha lasciato la città nel dolore e nell’incredulità.
Il momento di massima commozione si è consumato sul sagrato della chiesa, quando il marito e papà Francesco Trombetta, rientrato da Genova, dov’è ricoverata la terza figlioletta, Ma,ra Luce, che lotta tra la vita e la morte all’ospedale Gaslini, si è fatto avanti per un ultimo, disperato atto d’amore. L‘uomo, visibilmente segnato da un dolore che non trova parole, ha voluto trasportare a spalla la piccola bara del figlio più piccolo.
Struggente il dolore di Francesco, che per tutto il tempo della liturgia sta in ginocchio o comunque accanto ai feretri in una celebrazione che ha radunato moltissima gente in una Basilica dell’Immacolata raramente così piena.
Sui primi banchi della Basilica i volti segnati dalla sofferenza dei parenti più stretti, nonna e zii, e poi gli amici e i conoscenti del quartiere di viale De Filippis che fin dal primo momento ha fatto sentire il proprio amore alla famiglia. Non formale ma molto struggente anche la presenza delle istituzioni, a partire dal sindaco Nicola Fiorita e dal prefetto di Catanzaro Castrese De Rosa, che al loro arrivo hanno abbracciato Francesco e i familiari. Per tutti le parole di conforto di monsignor Claudio Maniago, l’arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace, che ha celebrato le esequie.
L’omelia dell’arcivescovo
“Il silenzio potrebbe bastare. Il silenzio e le lacrime di chi ha conosciuto e amato Anna e i piccoli Giuseppe e Nicola, insieme a Maria Luce e al papà Francesco, ma anche di chi ne ha solo sentito parlare in questi giorni. In questa celebrazione – ha detto Maniago – vogliamo affidare al cuore del Padre queste vite spezzate e pregare per chi resta: in particolare per Francesco, che in un attimo ha perso la moglie e due figli ed è al capezzale della piccola Maria Luce che lotta fra la vita e la morte. Ci stringiamo a loro con tutto l’amore di cui siamo capaci”.
L’enigma della tragedia e la fragilità umana
“Sono molte e difficili le domande che salgono dal cuore riguardo alla dinamica dell’incidente e a cosa sia passato nella testa e nel cuore di Anna. Ma sentiamo con chiarezza quanto fastidiosi siano questi interrogativi di fronte a un dolore così grande: anche se avessimo risposte, potremmo solo sfiorare il mistero senza placare il tormento. Ci accorgiamo di quanto sia fragile la nostra vita: in un momento, una misteriosa e imprevista eclissi nella mente può interrompere l’avventura di un’esistenza fatta di affetti, progetti e sogni”.
La speranza nelle tenebre
“Se abbiamo l’audacia di rompere il silenzio, non è per pronunciare parole terrene e banali, ma per lasciar risuonare l’unica grande parola di vita eterna. In questi momenti ci aggrappiamo alla speranza cristiana: “Resta con noi, Signore, perché si fa sera”. Senza di Dio il buio è fitto, ma con Lui le tenebre lasciano trasparire raggi di luce. Non neghiamo lo smarrimento, ma vogliamo riprendere speranza perché le misericordie del Signore non sono finite. È bene aspettare in silenzio che Dio possa scrivere in queste tenebre parole di luce e consolazione”.
Il mistero del Dio Crocifisso e Risorto
“Gesù è passato in mezzo agli uomini facendo del bene, eppure ha pagato con l’umiliazione della crocifissione. Noi lo riconosciamo come nostro Dio proprio perché è un Dio crocifisso che ha conosciuto una morte tragica e prematura. Solo un Dio inchiodato sulla croce può dirci parole credibili e garantire che la morte non sarà l’ultima parola. L’annuncio della Pasqua riguarda anche noi: il Figlio di Dio si è fatto uomo perché la nostra vita potesse diventare simile alla sua e la nostra morte potesse avere la speranza della sua resurrezione”.
Affidamento e promessa di eternità
“Davanti a questa morte terribile vogliamo rinnovare la nostra professione di speranza in Cristo. Alla sua infinita misericordia affidiamo la vita di Anna; al suo tenero amore affidiamo i piccoli Giuseppe e Nicola. Siamo certi che Cristo non è lontano da loro, lui che ha conosciuto l’angoscia della morte. Sappiamo che quando viene distrutto questo corpo, nostra abitazione sulla terra, riceveremo un’abitazione da Dio, una dimora eterna nei cieli”.
Vicinanza alla famiglia e impegno comunitario
“La morte delle persone care produce una ferita incancellabile e immaginiamo lo strazio di Francesco e dei suoi cari. Vorremmo esservi vicini con l’affetto per lenire la sofferenza e farvi sentire che la comunità cristiana e l’intero paese condividono il vostro dolore. Queste bare ci chiedono di non lasciar passare invano questo dolore, ma di trasformarlo in una cura reciproca più concreta nelle nostre famiglie e società. Ci chiedono di fermarci a guardare meglio le nostre fragilità e i nostri cari, costruendo una società più accogliente dove sia più difficile sentirsi soli”.
Foto di Salvatore Monteverde
Video di Alessandro Tarantino
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