Basilicata

Case della salute, la Regione rifinanzia solo Chiaravalle e Mesoraca

Servono altri 650mila euro per chiudere i cantieri delle Case della salute: la Regione rifinanzia solo due progetti: Chiaravalle e Mesoraca. La corsa dopo le polemiche sulla rimodulazione delle risorse per San Marco e Cariati

di VALERIO PANETTIERI
COSENZA – Mentre infuria la polemica sulla rimodulazione delle risorse a causa dell’inerzia dell’Asp di Cosenza, che ha letteralmente mandato in fumo i progetti delle Case della salute di Cariati e San Marco Argentano non rispettando le tempistiche nell’ormai lontano 2023 e impedendo quindi il passaggio dei fondi dal vecchio al nuovo Por, la Regione avanza su quelle di Chiaravalle Centrale e Mesoraca. L’ultimo decreto a firma del dirigente Francesco Tarsia, infatti, certifica l’accertamento e l’impegno di spesa per la costruzione di queste due strutture. Con un passaggio chiave: servono circa 650mila euro aggiuntivi per concludere i progetti, basati ormai su dati tecnici ed economici obsoleti.
Il problema, che è costato la rimodulazione dei fondi per San Marco Argentano e Cariati, è che non rispettavano i criteri per il “trasferimento” delle risorse dal Por 2014-2020 al successivo (2021-2027). I progetti non erano stati neanche messi a progetto, a differenza di quelli delle Asp di Catanzaro e Crotone. E la delibera del 21 aprile che riavvia i progetti di Mesoraca e Chiaravalle Centrale è una diretta conseguenza di questo spostamento. Pur riconoscendo la necessità di risorse aggiuntive, già stanziate con questo stesso decreto. Circa 49 milioni stanziati nel 2020 per tutte le strutture “pensate” dall’allora commissario Scura, otto milioni e 100mila euro per Chiaravalle e cinque e mezzo per Mesoraca. A novembre del 2022 la Regione anticipa il 30% alle due Asp, a fine 2023, quasi 500mila euro però restano “non rendicontati” nei cassetti delle due Asp. Per evitare di perdere la possibilità di completare le opere la Regione ha “traslocato” il fabbisogno mancante sui nuovi fondi europei. Ma le previsioni di spesa fatte in precedenza non erano sufficienti a coprire i costi totali dei progetti.
Quindi, oltre ai 7,22 milioni già previsti per il completamento, viene stabilito l’impegno di ulteriori 650mila euro per coprire la carenza finanziaria riscontrata. Questi fondi vengono ripartiti per il 70% dalla quota dell’Unione europea, il 30% dallo Stato attraverso il fondo di rotazione. A conti fatti, dunque, l’importo complessivo stanziato in questo 2026 è di 7 milioni 870mila euro così ripartiti: 4,5 milioni per Catanzaro, 3,36 milioni, che comprende la nuova integrazione, per Crotone. C’è, dunque, una copertura finanziaria totale per riavviare i progetti.
La Casa della salute, costruita sul modello dell’Emilia-Romagna di primi anni Duemila, non è altro che una struttura che mette insieme in un solo posto sevizi sanitari, sociosanitari e assistenziali. In altre parole, assistenza integrata, prevenzione e gestione dei pazienti cronici. Una sorta di spazio multidisciplinare con medici di medicina generale, specialisti, infermieri e assistenti sociali.
Esattamente quello che qualche anno dopo venne “affidato” alle Case di comunità del Pnrr. Il principio di fondo è lo stesso, rafforzare (o nel caso della Calabria crearla da zero) la sanità territoriale, limitare glia accessi inutili ai pronto soccorso e garantire copertura sanitaria soprattutto nelle zone maggiormente isolate anche e soprattutto per effetto del piano di rientro che portò alla chiusura di 18 ospedali considerati “improduttivi”.


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