Sicilia

Negoziati senza faccia a faccia tra Washington e Teheran, tensione alta in Libano

Riprendono a Islamabad i contatti indiretti tra Stati Uniti e Iran per fermare il conflitto iniziato il 28 febbraio. Teheran esclude incontri faccia a faccia: le proprie posizioni saranno trasmesse attraverso il Pakistan, impegnato nella mediazione. Nella capitale è atteso il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi, mentre per Washington arrivano gli inviati di Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner.

Il cessate il fuoco unilaterale annunciato dagli Stati Uniti non basta a ridurre la tensione. Il conflitto, scatenato dall’offensiva congiunta USA-Israele contro l’Iran, ha già causato migliaia di vittime e ha bloccato lo Stretto di Hormuz, con effetti immediati sul mercato energetico: il Brent ha chiuso sopra i 105 dollari, mentre il WTI resta sotto quota 95.

Resta critica anche la situazione in Libano. Secondo il governo di Beirut, nuovi raid israeliani nel sud hanno provocato almeno sei morti. Israele sostiene di aver colpito miliziani di Hezbollah dopo l’abbattimento di un drone. Il premier Benjamin Netanyahu accusa il gruppo sciita di ostacolare i negoziati, mentre Hezbollah invita Beirut a ritirarsi dal dialogo con Tel Aviv. Dall’inizio di marzo si contano oltre 2.400 vittime e circa un milione di sfollati.

Intanto il conflitto sta colpendo anche il traffico marittimo. Secondo Lloyd’s List, almeno 43 navi portacontainer delle principali compagnie mondiali restano bloccate nel Golfo Persico. I servizi sono stati sospesi, con ritardi e rincari per il commercio globale. Alcune unità di grandi gruppi come MSC Mediterranean Shipping Company, CMA CGM, COSCO e Hapag-Lloyd hanno lasciato l’area, ma due navi risultano sequestrate dalle autorità iraniane.


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