‘Ndrangheta nel Vibonese, inchiesta “Call Me”: Riesame annulla la misura, libera Giuseppina Costa
Il Tribunale del Riesame ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Giuseppina Costa, coinvolta nell’inchiesta antimafia “Call Me”, disponendone l’immediata rimessione in libertà. Accolta la tesi difensiva sull’assenza della gravità indiziaria.
Il rinvio della Cassazione
La decisione è intervenuta in sede di rinvio disposto dalla Corte di Cassazione, che aveva annullato la precedente ordinanza del Riesame limitatamente al reato di cui all’articolo 391 ter del codice penale, relativo all’accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti. La Suprema Corte aveva già confermato l’annullamento dell’ordinanza in relazione ai più gravi reati di partecipazione al clan La Rosa ed estorsione aggravata.
L’inchiesta “Call Me”
L’arresto risaliva al 26 marzo 2025, quando l’operazione “Call Me” aveva portato all’emissione di numerose misure cautelari nei confronti di soggetti ritenuti coinvolti, a vario titolo, nelle attività della cosca. Secondo l’impostazione accusatoria, la Costa sarebbe stata partecipe di un’associazione di stampo ’ndranghetistico riconducibile al clan La Rosa, attivo tra Tropea e i centri limitrofi.
Nei suoi confronti erano stati contestati anche i reati di concorso in estorsione aggravata e concorso nell’accesso indebito a dispositivi di comunicazione all’interno del penitenziario, nell’ambito di un sistema che avrebbe consentito ai vertici della cosca di mantenere contatti con l’esterno.
Escluse aggravanti e esigenze cautelari
Con il provvedimento emesso nelle ultime ore, i giudici del Riesame, accogliendo le argomentazioni degli avvocati Sandro D’Agostino e Caterina Varone, hanno escluso la sussistenza dell’aggravante dell’agevolazione mafiosa in relazione al reato di cui all’articolo 391 ter c.p., non ravvisando di conseguenza alcuna esigenza cautelare.
Da qui la decisione di annullare la misura cautelare e disporre la liberazione dell’indagata, che, in virtù di un precedente provvedimento del medesimo Tribunale, si trovava già in stato di libertà da oltre un anno.
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