Lazio

approvato il Piano 2026-2031. “Obiettivo autosufficienza”

Tredici anni dopo la chiusura dello storico sito di Malagrotta, che fece precipitare il sistema laziale in una crisi cronica di impianti e decoro, la Regione Lazio volta pagina.

La Giunta ha approvato il nuovo Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (PRGR 2026-2031), un documento strategico da quasi un miliardo di euro complessivi tra investimenti e infrastrutture, che punta a un obiettivo storico: la totale autosufficienza nel trattamento e nello smaltimento degli scarti urbani.

La fine della “dipendenza” estera

Il Lazio soffre da decenni di un deficit impiantistico che lo costringe a esportare ogni anno circa 1 milione di tonnellate di rifiuti fuori regione o all’estero, con costi enormi per le casse pubbliche e per l’ambiente.

Il nuovo Piano mira a spezzare questa catena entro il 2028, puntando su una governance duale:

  • ATO 1 (Lazio senza Roma): Un bacino da 2,9 milioni di abitanti focalizzato sul polo di San Vittore.

  • ATO 2 (Roma Capitale): Un ambito dedicato esclusivamente alla metropoli (2,8 milioni di abitanti) per rispondere alla sua specifica mole di produzione.

Investimenti: 60 milioni per l’economia circolare

Per spingere il passaggio dal cassonetto al riciclo, la Regione ha già messo in campo 60 milioni di euro (fondi PR FESR 2021-2027) così ripartiti:

  • 18 milioni per il potenziamento della raccolta differenziata nei Comuni;

  • 19 milioni per nuove isole ecologiche e centri di compostaggio;

  • 21 milioni per l’ammodernamento degli impianti esistenti. A questi si aggiungono 9 milioni di euro come “bonus” per i comuni che ospitano discariche o termovalorizzatori, un indennizzo per le opere pubbliche locali.

La rivoluzione del Termovalorizzatore e il futuro dei TMB

Il perno del sistema sarà l’autosufficienza nel recupero energetico. Il Piano integra ufficialmente il nuovo termovalorizzatore di Santa Palomba (Roma), gestito da Acea, che dal 1° gennaio 2028 tratterà 600.000 tonnellate l’anno di indifferenziato romano.

Questa mossa segnerà il declino degli impianti intermedi (TMB): con l’entrata in funzione del “gigante” di Santa Palomba, i rifiuti romani viaggeranno direttamente verso l’inceneritore, bypassando i passaggi intermedi.

Gli impianti TMB storici, come quello di Rocca Cencia, saranno riconvertiti al trattamento delle frazioni secche riciclabili (carta e plastica), trasformandosi in moderni centri di selezione.

Obiettivi e target: meno discarica, più riciclo

Il Piano fissa traguardi ambiziosi, allineati alle direttive UE:

  • Differenziata: Media regionale al 72,3% entro il 2031 (con punte del 78% nelle province).

  • Riduzione rifiuti: Taglio del 6% della produzione totale.

  • Discarica zero: L’uso della discarica sarà ridotto drasticamente, portandolo a non oltre il 6% del totale dei rifiuti (il limite UE è il 10%). I residui non combustibili verranno stoccati nei siti di Viterbo, Aprilia, Roccasecca e Civitavecchia.

Nuove regole per i siti: le distanze di sicurezza

Per evitare conflitti con i territori, il Piano introduce criteri di localizzazione rigidissimi. Le nuove strutture dovranno rispettare distanze minime dai “luoghi sensibili” (scuole, ospedali, centri abitati):

  • 1.500 metri per termovalorizzatori e discariche di rifiuti pericolosi;

  • 1.250 metri per le discariche di non pericolosi;

  • 1.000 metri per impianti TMB e trattamento dell’umido.

Flessibilità invece per i Centri di Raccolta (CCR): per favorire la prossimità ai cittadini, le distanze sono ridotte a soli 100 metri, incentivando la consegna dei rifiuti ingombranti vicino casa.

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