Emilia Romagna

Falsi green pass per andare allo stadio o in discoteca, a processo gli autori della stamperia clandestina


Fratello e sorella, entrambi riccionesi e difesi dall’avvocato Piergiorgio Tiraferri, sono stati rinviati a giudizio con le accuse di falsità materiale in concorso per aver installato una “stamperia clandestina” di Green Pass durante la pandemia di Covid. L’idea era venuta ai due durante i giorni più bui quando, dopo i primi mesi di lockdown, per poter tornare ad uscire era necessario vaccinarsi ed ottenere il passaporto sanitario. Il documento era diventato fondamentale per frequentare i locali pubblici e avere una parvenza di “vita normale” ma, allo stesso tempo, erano iniziate anche le contestazioni dei no vax e le numerose polemiche tra vaccinati e non. Per ovviare il problema un 23enne riccionese, in accordo con la sorella, avrebbe trovato la soluzione: stampare dei falsi certificati che attestavano l’esecuzione fittizia di un tampone Covid con esito negativo abilmente contraffatti e riportanti il logo di poliambulatorio privato del modenese.

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Il trucco, secondo l’accusa, era stato ampiamente pubblicizzato tra le chat dei giovani e sei ragazzi, tutti tra i 22 e i 30 anni residenti tra Rimini e Riccione, avrebbero acquistato dal 23enne la certificazione farlocca a 10 euro ciascuna. La voce era girata tanto che, su Instagram, era apparsa anche la “pubblicità” e le indicazioni per ottenerlo ma la voce era arrivata anche ai carabinieri della Perla Verde che, dopo una rapida indagine, erano riusciti a risalire non solo a fratello e sorella ma, anche, agli acquirenti che erano stati tutti denunciati.

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Oltre agli ideatori, è stato rinviato a giudizio anche uno degli acquirenti, un 22enne riminese, difeso dall’avvocata Cinzia Bonfantini. Assolti, invece, con formula piena, “perché il fatto non sussiste”, un 23enne riminese assistito dall’avvocato Carlo Alberto Zaina, e un 25enne, difeso dall’avvocato Alessandro Frisoni. Entrambi hanno sempre sostenuto di aver ricevuto a loro insaputa il falso certificato e, soprattutto, di non averlo mai utilizzato. Per entrambi la Procura aveva chiesto una condanna a 6 mesi.


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