Disturbi d’ansia e depressivi: continuano a crescere i dati su adolescenti e giovani adulti

L’emergenza non è più soltanto percepita: i numeri certificano una pressione crescente sui servizi di salute mentale, con un aumento della domanda, una forte esposizione dei giovani e una carenza strutturale di personale che resta uno dei principali nodi del sistema sanitario nazionale.
Il quadro tracciato dal Rapporto salute mentale 2024 del ministero della Salute trova riscontro nelle più recenti analisi dell’Istituto superiore di sanità e dell’Organizzazione mondiale della sanità, che negli ultimi aggiornamenti (2023-2025) segnalano un incremento diffuso dei disturbi d’ansia e depressivi, in particolare tra adolescenti e giovani adulti. In Europa, secondo l’Oms, circa una persona su sei soffre di un disturbo mentale, mentre in Italia le indagini epidemiologiche indicano una crescita significativa della domanda di supporto psicologico dopo la pandemia, mai rientrata ai livelli precedenti.
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Il dato più evidente resta quello dei nuovi accessi ai servizi. Le cosiddette “new entry” nei Dipartimenti di salute mentale rappresentano il segnale più chiaro di un disagio che emerge e che spesso arriva tardi all’attenzione sanitaria. Le fasce più giovani risultano le più esposte: studi recenti dell’Istituto superiore di sanità evidenziano un aumento dei sintomi depressivi e dei disturbi d’ansia tra i 18 e i 34 anni, con una prevalenza più alta tra le donne, in linea con quanto già rilevato dal Rapporto ministeriale.
A incidere sono fattori molteplici: precarietà lavorativa, isolamento sociale, uso intensivo dei social network, difficoltà economiche e una crescente fragilità nei percorsi di transizione all’età adulta. Elementi che si sommano a una rete di servizi territoriali che, secondo gli operatori, fatica a rispondere in modo tempestivo e uniforme.
Il tema della disomogeneità territoriale resta centrale. I dati del ministero mostrano differenze marcate tra regioni nei tassi di presa in carico e nei nuovi accessi, una variabilità che trova conferma anche nei monitoraggi della Agenas. Le differenze non riguardano solo l’incidenza del disagio, ma soprattutto l’organizzazione dei servizi, la disponibilità di personale e le modalità di accesso. In alcune aree il sistema territoriale riesce a intercettare prima i bisogni, in altre il ricorso avviene in fase più avanzata o attraverso i pronto soccorso.
Proprio il personale rappresenta uno dei punti più critici. Secondo le rilevazioni più aggiornate di Agenas e della Ragioneria generale dello Stato (2024-2025), il numero di psichiatri, psicologi e infermieri dedicati alla salute mentale resta insufficiente rispetto agli standard europei. Negli ultimi anni si è registrata una difficoltà crescente nel reclutamento, aggravata dall’età media elevata degli operatori e da un turn over non compensato. Il risultato è un carico di lavoro elevato e una riduzione della capacità di presa in carico continuativa.
Le risorse economiche, pur in aumento con gli ultimi stanziamenti, restano contenute. La spesa per la salute mentale in Italia si mantiene intorno al 3-3,5% del fondo sanitario nazionale, una quota inferiore rispetto ad altri Paesi europei dove supera in diversi casi il 5%. È un dato strutturale che incide direttamente sull’organizzazione dei servizi, sulla diffusione dei centri territoriali e sulla possibilità di sviluppare interventi di prevenzione.
Ed è proprio la prevenzione uno degli elementi su cui punta il nuovo Piano di azioni nazionale per la salute mentale 2025-2030. L’obiettivo dichiarato è rafforzare l’assistenza territoriale, integrare i servizi sanitari con quelli sociali e intervenire in modo precoce, soprattutto nelle fasce più giovani. Un cambio di impostazione che dovrà però confrontarsi con le criticità strutturali già evidenziate.
In questo contesto, l’Umbria presenta un profilo peculiare che consente di leggere il fenomeno da una prospettiva meno evidente ma significativa. I dati regionali più recenti disponibili (fonti ministeriali e sistema informativo sanitario, aggiornamenti 2023-2024) indicano una diffusione dei servizi territoriali relativamente capillare rispetto alla dimensione della popolazione, ma con criticità legate alla disponibilità di personale e alla capacità di intercettare precocemente il disagio giovanile.
Un elemento specifico riguarda la struttura demografica: l’Umbria è una delle regioni con età media più elevata d’Italia. Questo comporta una maggiore incidenza di disturbi legati all’invecchiamento, ma allo stesso tempo rischia di “nascondere” il disagio delle fasce più giovani, meno numerose ma in crescita per richiesta di supporto. Secondo operatori e analisi regionali, negli ultimi anni si è registrato un aumento degli accessi ai servizi per disturbi d’ansia e depressione tra studenti universitari e giovani lavoratori, in particolare nelle aree urbane come Perugia.
A incidere, in questo caso, è anche la dimensione territoriale: la presenza di aree interne e una rete di trasporti non sempre efficiente rendono più complesso l’accesso continuativo ai servizi, soprattutto per i più giovani. Questo elemento, meno evidente nei dati nazionali, rappresenta una criticità concreta sul piano organizzativo e contribuisce a spiegare una parte delle differenze nei percorsi di cura.
Il quadro complessivo che emerge, a livello nazionale e regionale, è quello di un sistema sotto pressione, con una domanda in crescita e risposte ancora parziali. Il nuovo Piano nazionale rappresenta un tentativo di rilancio, ma la sua efficacia dipenderà dalla capacità di tradurre le risorse stanziate in servizi concreti, riducendo le disuguaglianze territoriali e rafforzando la presenza sul territorio. In gioco non c’è solo l’organizzazione sanitaria, ma la tenuta sociale di fronte a una domanda di salute mentale che continua ad aumentare.
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