tra algoritmi, dossieraggi e milioni. Ecco il “Sistema degli spioni”
Non una semplice società di consulenza, ma una rete strutturata capace di muoversi nell’ombra, replicando logiche e strumenti dell’intelligence ufficiale.
È il quadro che emerge dall’inchiesta dei ROS, partita da Milano e sviluppatasi fino a Roma, che ha portato alla luce un sistema di dossieraggi, intercettazioni illecite e presunti utilizzi distorti di fondi pubblici.
Al centro dell’indagine c’è Giuseppe Del Deo, figura considerata dagli inquirenti il perno di una rete composta da ex appartenenti ai servizi, forze dell’ordine e apparati dello Stato.
Attorno a lui si muoveva un gruppo ristretto, noto come “Squadra Fiore”: professionisti con un passato nelle istituzioni che, secondo l’accusa, avrebbero messo competenze e relazioni al servizio di committenti privati.
Dalla pista milanese al cuore di Roma
L’indagine prende slancio dagli sviluppi legati alla società Equalize e alla figura di Carmine Gallo. Seguendo quella traccia, i magistrati sono arrivati a delineare un sistema più ampio, capace di operare su scala nazionale.
Nel fascicolo compaiono nomi già emersi in vicende passate, come Giuliano Tavaroli, insieme ad altri ex funzionari e ufficiali. Una rete di relazioni che si muoveva attraverso società formalmente impegnate nella consulenza, ma che – secondo l’ipotesi investigativa – avrebbero svolto attività ben più sensibili.
Comunicazioni criptate e operazioni riservate
Il gruppo avrebbe operato adottando protocolli di sicurezza tipici degli ambienti di intelligence: dispositivi criptati, utenze intestate a prestanome e un sistema di comunicazione basato su nomi in codice.
Un linguaggio interno che, secondo gli investigatori, serviva a schermare le attività e a rendere difficili eventuali intercettazioni.
Le operazioni contestate spaziano dalle bonifiche ambientali e informatiche fino alla raccolta di informazioni riservate, considerate il vero asset strategico dell’organizzazione. Un’attività trasversale, capace di intercettare interessi economici e istituzionali.
Il fronte dei fondi pubblici
Tra i capitoli più delicati dell’inchiesta c’è quello legato all’utilizzo di risorse pubbliche. Sotto osservazione la piattaforma “Nexus”, un sistema tecnologico per intercettazioni e riconoscimento biometrico acquistato nel 2023 dalla Presidenza del Consiglio per circa 10 milioni di euro.
Secondo gli inquirenti, il software sarebbe stato venduto a un prezzo sproporzionato rispetto alle sue reali capacità, configurando una possibile operazione illecita. Gli accertamenti mirano a chiarire eventuali responsabilità nella gestione e nell’assegnazione della commessa.
Il progetto industriale
L’inchiesta ipotizza anche un disegno più ampio: la creazione di una posizione dominante nel mercato delle tecnologie per la sorveglianza. Attraverso società e partecipazioni, il gruppo avrebbe tentato di inserirsi in realtà strategiche del settore, tra cui Mozart HoldCo, partecipata anche da Cassa Depositi e Prestiti.
Un progetto che, se confermato, avrebbe potuto incidere su un comparto sensibile come quello delle intercettazioni, con implicazioni non solo economiche ma anche istituzionali.
Una zona grigia difficile da decifrare
L’indagine restituisce l’immagine di un sistema complesso, in cui il confine tra attività lecite e illecite appare sfumato. Professionisti formati all’interno delle istituzioni che, secondo l’accusa, avrebbero trasferito competenze e metodologie in ambito privato, senza i vincoli e i controlli previsti per le strutture pubbliche.
Un intreccio che gli investigatori stanno ancora ricostruendo, mentre l’analisi dei materiali sequestrati potrebbe far emergere ulteriori elementi su una rete che, per anni, avrebbe operato lontano dai riflettori.
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.
Source link





