Trentino Alto Adige/Suedtirol

I trasportatori altoatesini: temiamo il blocco di Hormuz – Cronaca



BOLZANO. Mentre lo Stretto di Hormuz si fa sempre più stretto a Bolzano c’è chi teme che ci sia qualcosa di peggiore del “carocarburanti”. La paura, infatti, è che il combustibile da autotrazione possa terminare lasciando a secco i serbatoi di ogni mezzo, non solo di quelli necessari per andare in vacanza, ma anche quelli che permettono alle merci di arrivare sugli scaffali di supermercati e negozi.

I timori di Cna

«Rischiamo di arrivare ai livelli emergenziali del Covid» si affretta a dire il presidente di Cna, Cristiano Cantisani. Il carburante rincarato del 30 per cento, infatti, secondo chi lo deve acquistare per poter lavorare, potrebbe non costituire il punto più basso della crisi. Il quadro per gli autotrasportatori non è grigio, ma nero.

«Parliamo non solo degli autotrasportatori che movimentano merci a lunga percorrenza, ma anche degli elettricisti, idraulici, che devono muoversi con i propri mezzi, o panettieri e addetti ai prodotti caseari che devono trasportare i loro prodotti fin nei punti vendita. «Pagare un viaggio il trenta per cento in più, è una spesa che potrebbe essere assorbita. Il problema è se dovesse mancare il carburante. A quel punto si ferma tutto. Qui non accade ancora ma sappiamo che in Veneto ci sono distributori chiusi per mancanza di prodotto».

Nella malaugurata ipotesi che la più scura delle previsioni possa verificarsi «si fermerebbe l’economia, e i cittadini se ne accorgeranno quando non troveranno più merce nei supermercati. Sugli scaffali, la merce arriva con camion o furgoni, e non in bicicletta».

Lievitano le spese

A fare i conti di quanto costa ai trasportatori il “terremoto mondiale del petrolio” causato dalla guerra in Iran è Marco Barchetti, titolare della ditta di trasporti BSB di Laives. «Per ogni camion registriamo un aumento di spesa mensile che oscilla tra i mille e i millecinquecento euro» esordisce Barchetti, lui stesso autotrasportatore.

«L’attuale situazione non ci penalizza soltanto per il carburante ma anche per tutti i derivati che riguardano il nostro settore; uno su tutti i pneumatici. Ovviamente il gasolio incide per il 35 per cento sul costo complessivo del viaggio. Per fare un esempio, tutti i giorni io porto latticini e yogurt dell’Alto Adige a Milano. Consumo 180 litri di gasolio per l’andata e il ritorno. Ad oggi questo viaggio costa circa 120 euro in più rispetto a quando non c’era la guerra. Come si assorbe questa spesa in più? Dipende dalla committenza. Noi lavoriamo sotto contratto. La committenza è libera di contribuire o meno a pareggiare questo rincaro. Io sono fortunato perché l’azienda si è fatta carico del rincaro. Nel caso in cui non lo facesse, peserebbe tutto sul trasportatore. A quel punto bisogna decidere se continuare o meno».

L’incertezza

Questo scenario potrebbe addirittura non essere la situazione peggiore. «Mi preoccupa il caro carburante, ma il timore vero e di non averne più, ma non solo per trasporto. Siamo tutti sul chi va là. La gente viaggia a vista. Anch’io avrei bisogno di un dipendente in più per questa estate, ma non so se assumerlo o meno, perché non so se potrò permettermi di pagarlo». C’è poi un altro fatto. «A Bolzano il gasolio è più caro di altrove, in alcuni casi anche 20 centesimi in più a litro rispetto al Veneto e alla Lombardia. Temiamo ci sia una speculazione».

Una problematica che tocca tutti i lavoratori del comparto trasporto su gomma, non importa le dimensioni dell’azienda. Alexander Öhler è un “padroncino” titolare della ditta Ohg che ha due camion. Trasporta per lo più prodotti alimentari per rifornire supermercati. Il costo del carburante alle stelle lo ha portato a cambiare i prezzi alla committenza. «Alcuni clienti accettano – dice il trasportatore – ma tanti fanno valere il contratto e non intendono sentire ragioni. Ma non si può finire a lavorare, per rimetterci anche dei soldi».

Un settore, quello del trasporto, che avanza sulla strada ma che arranca. «Ci chiediamo come, Stato e Provincia, vorranno sostenere l’autotrasporto» aggiunge Cantisani che è anche titolare della ditta Quickcom. Inoltre “non siamo stati capaci di fare esperienza dal passato. Nessuno si è preoccupato di incentivare l’elettrico. Come imprenditore ho quaranta mezzi. Se volessi passare all’elettrico non potrei farlo, non solo per il costo dei mezzi ma anche perché non esiste ancora una rete capillare per le ricariche. Si stanno facendo investimenti ma siamo in forte ritardo». Er. Am.




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