Cultura

Shrinking – Stagione 3 | Indie For Bunnies

Mi piace chiamare “Shrinking” la serie inevitabile. Perchè a guardare tra le pieghe dei camici di “Scrubs” e le fughe dal campo in preda al panico di “Ted Lasso”, lo si poteva intravedere che prima o poi Bill Lawrence avrebbe partorito una serie di terapeuti, pazienti e terapeuti che sono a loro volta pazienti.
Dopo una seconda stagione che ha toccato vette drammatiche davvero forti, mettendo tra Jimmy (Jason Segel) e l’eleborazione del lutto l’omicida colposo della moglie (Brett Goldstein, anche co-sceneggiatore e co-produttore), replicare cotanta intensità era davvero difficile.

E così, per questa terza stortita del suo dramedy psicoanalitico, Lawrence si è scollato un po’ da Jimmy e ha allargato il minutaggio dedicato solitamente agli altri personaggi, tutti impegnati a prendere passi importanti. Probabilmente la quarta stagione, già confermata, sarà l’ultima. Con il presagio che dobbiamo prepararci a dire addio al Paul di Harrison Ford, un personaggio che forse per il divo hollywoodiano per antonomasia è iniziato come un divertissement, ma e’ diventanto presto un’interpretazione intensa e iconica.

Sempre molto belli i set a Pasadena, un luogo quasi onirico, privo di problemi e inondato di sole, in maniera da far risaltare ancor più i traumi coltivati dai protagonisti.
Ugualmente azzeccate tutte le scelte in fatto di colonna sonora, al solito condita da canzoni che sembrano dare parole ai sentimenti dei personaggi, ma questo in una serie di Lawrence, lo sappiamo tutti, è proprio il minimo sindacale.


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