Dietrofront di Vance sul Papa. Messaggio di Leone in Angola: “Sì a un mondo senza guerre”
“Sono grato a Papa Leone. Sì, i disaccordi reali ci sono e continueranno a verificarsi” ma “la realtà è spesso molto più complicata”. Il vicepresidente americano JD Vance mette un punto al botta e risposta con il Pontefice che si trascina oramai da giorni. Dopo le parole di Prevost in aereo, due giorni fa, in cui aveva chiarito che i suoi discorsi preparati anche due settimane prima non erano affatto una risposta al presidente Trump, Vance scrive su X e chiude la partita. “Sono grato a Papa Leone per aver detto questo. Leone predica il Vangelo, come dovrebbe fare, e questo inevitabilmente significa che offre le sue opinioni sulle questioni morali del giorno. Il presidente – e l’intera amministrazione – lavora per applicare quei principi morali in un mondo caotico. Sarà nelle nostre preghiere, e spero che noi saremo nelle sue”. Poche ore dopo viene annunciato che Donald Trump, domani, leggerà un brano della Bibbia dallo Studio Ovale. Un segno di distensione?
Continua intanto il viaggio di Robert Prevost in Africa. E continuano i suoi appelli alla pace: dall’Ucraina – per cui deplora “profondamente la recente intensificazione degli attacchi che continuano a colpire anche la popolazione civile” al Medio Oriente, per cui incoraggia “coloro che si sono impegnati per una soluzione diplomatica a proseguire i colloqui di pace, affinché la fine delle ostilità diventi permanente”. Fino al Libano, dove “la tregua annunciata” è “motivo di speranza”, un “segno di sollievo per il popolo libanese e per il Levante”.
Due gli appuntamenti della seconda giornata in Angola, terzo Paese visitato dopo Algeria e Camerun. In mattinata la messa nella spianata di Kilamba, la città “made in China” a 30 chilometri da Luanda, un vasto sviluppo abitativo con oltre 700 condomini, costruito dalla Cina. Davanti a 100mila fedeli, Leone descrive l’Angola “un Paese bellissimo e ferito” che ha “fame e sete di speranza, di pace e di fraternità”. Ricorda, il Papa, “il dolore da cui il Paese è stato segnato: una lunga guerra civile con il suo strascico di inimicizie e divisioni, di risorse sperperate e di povertà”. L’invito è a “guardare al futuro con speranza”. “Anche noi sottolinea possiamo e vogliamo costruire un Paese dove siano superate per sempre le vecchie divisioni, dove scompaiano l’odio e la violenza, dove la piaga della corruzione venga guarita da una nuova cultura della giustizia e della condivisione”.
Il Papa mette poi in guardia da “quelle forme di religiosità tradizionale”, dal sincretismo alimentato dalle sette, che “rischiano di confondere e di mescolare elementi magici e superstiziosi che non aiutano nel cammino spirituale”. Nel pomeriggio, l’abbraccio alla folla riunita a Mama Muxima, il santuario costruito dai portoghesi venerato da tutti gli angolani. “È l’amore che deve trionfare, non la guerra! – dice al termine della recita del rosario -.
A nessuno manchi l’amore, e con esso il necessario per vivere in modo dignitoso ed essere felice: perché chi ha fame abbia di che sfamarsi, perché tutti i malati possano ricevere le cure necessarie, perché ai bambini sia garantita un’adeguata istruzione, perché gli anziani vivano serenamente gli anni della loro maturità”. Oggi ultima giornata in Angola, mentre domani Leone sarà nella Guinea Equatoriale per l’ultima tappa del suo lungo viaggio africano.
Source link




