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>ANSA-FOCUS/ Sanchez in pressing, ‘ora sospendere l’accordo Ue-Israele’ – Altre news

(di Mattia Bernardo Bagnoli)
Il premier spagnolo Pedro
Sanchez, dal palco dell’internazionale progressista, suona la
carica contro il governo israeliano – non il suo popolo, bada
bene – chiedendo all’Unione Europea di sospendere finalmente
l’accordo di associazione sulla base della violazione
dell’articolo 2, ovvero il rispetto dei diritti umani. “Non
abbiamo nulla contro gli israeliani, anzi, è proprio il
contrario: ma un governo che viola il diritto internazionale e,
di conseguenza, i principi e i valori dell’Ue non può essere
nostro partner”, tuona Sanchez. Che poi, nel suo post su X,
aggiunge un bel “NO ALLA GUERRA” in maiuscolo quasi trumpiano.

   
L’assalto all’accordo Ue-Israele è un cavallo di battaglia di
Madrid di lunga data, che sinora però si è sempre infranto
contro il mancato consenso tra i 27 visto che per procedere con
la sospensione, infatti, ci vuole l’unanimità. Sanchez ad ogni
modo non è solo, nella sua lotta. I ministri degli Esteri di
Irlanda e Slovenia (oltre a quello spagnolo) hanno inviato una
lettera all’alto rappresentante Ue Kaja Kallas per esprimere “la
più profonda preoccupazione” per diverse misure adottate dal
governo israeliano, tra cui “decisioni esecutive, militari e
leggi approvate dalla Knesset”, che contravvengono “ai diritti
umani” e “violano il diritto internazionale e il diritto
internazionale umanitario”. Il riferimento è alla recente legge
sulla pena capitale per i terroristi, di fatto, secondo i
critici, fatta a misura dei palestinesi in Cisgiordania,
duramente condannata dalle capitali europee e dalla stessa
Commissione.

   
“Le nostre numerose dichiarazioni al riguardo, nonché i
nostri appelli diretti al governo d’Israele affinché rispetti
pienamente i propri obblighi internazionali e morali e revochi
tali misure, sono stati ignorati”, si legge ancora nella lettera
indirizzata a Kallas. “Alla luce di queste gravi circostanze,
chiediamo che la prossima riunione del Consiglio Affari Esteri
includa una discussione sull’accordo di associazione Ue-Israele
[dato che] per coerenza di principio e per il bene della propria
credibilità, l’Ue non può più rimanere in silenzio o inerte di
fronte a tali violazioni”. Il Consiglio si riunirà martedì in
Lussemburgo e, da come si stanno mettendo le cose, potrebbe
esserci l’ennesima conta. Il documento presentato da Kallas la
scorsa estate con le varie opzioni possibili – dalla sospensione
dell’intesa alla revoca delle misure preferenziali sul
commercio, che richiede la maggioranza qualificata e non
l’unanimità – “resta sul tavolo”. Dunque tocca agli Stati membri
scegliere.

   
“Il vento sta cambiando, come dimostrano le dichiarazioni del
cancelliere tedesco Merz e il mancato rinnovo dell’accordo sulla
difesa tra Italia e Israele”, commenta un alto funzionario Ue.

   
“Gaza, Cisgiordania e rispetto della tregua in Libano: ormai
tutto si è legato ma molto dipende proprio dal Libano”, aggiunge
la fonte. Insomma, il sostegno (sinora granitico) di Italia e
Germania a Tel Aviv vacilla e Orban ha perso le elezioni (era
alleato di ferro di Netanyahu), così Sanchez ha giudicato il
momento come propizio per andare in pressing. Sapendo però che
la sospensione dell’accordo resta impossibile. Il resto, però,
chissà.

   

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