Veneto

la guerra costa alle imprese padovane 3 milioni di euro alla settimana


Il conflitto voluto dagli Usa e da Israele in Iran e Libano rischia di costare alle 84 mila imprese attive del padovano quasi 161 milioni di euro nel 2026. Una cifra pari a 13,4 milioni di euro al mese, oltre 3 milioni a settimana. Sono queste le stime, per altro prudenziali, che l’ufficio studi di Cna Padova e Rovigo, ha estrapolato sulla base dei dati di Terna, Arera, Mase, Istat e Gme e relative solamente al costo della materia prima energia (gas ed elettricità) escludendo quindi tutti gli altri elementi che compongono la bolletta energetica che le imprese devono pagare periodicamente (il costo finale della bolletta per l’energia elettrica si può stimare che oscilli tra 1,7 e 2,2 volte il prezzo della materia prima). A marzo 2026 fare una stima prudenziale dei costi era stato il Consorzio Ape, il consorzio per l’acquisto di energia di Cna presente in 4 regioni italiane (Veneto, Provincia Autonoma di Bolzano e Trento, Piemonte Nord, Friuli Venezia Giulia) che associa oltre 600 di imprese artigiane.

La simulazione riguardava tre tipologie tipiche gestite dal Consorzio Ape: una piccola impresa metalmeccanica con 6 o 7 dipendenti e altrettante macchine a controllo numerico, una autocarrozzeria artigiana senza cabine di verniciatura a forno, uno studio di estetica con 3 massimo 4 dipendenti e altrettante cabine abbronzanti. E i numeri, pure prudenti, facevano già tremare le vene ai polsi: a partire dal secondo trimestre dell’anno, da aprile quindi, gli incrementi medi erano stimati per lo meno del +58% per l’elettricità e del 70% per il Gas. In soldoni si tratterebbe di aumenti che variano, nel solo secondo trimestre dell’anno, dai 350 euro per un autocarrozzeria artigiana (tra luce e gas) fino ai 1.459 euro per una Pmi del settore meccanico passando per i 454 euro per un centro estetico. Tutto ciò stimando un costo, per l’energia elettrica, di 16 € cent / KWh e per il gas naturale di 70 € cent / Smc. Una vera e propria tassa sulla guerra che rischia di mettere in ginocchio, ancora una volta un sistema produttivo fino ad ora capace di resistere alle tante incertezze di un quinquennio, l’ultimo, funesto dal altre gravi crisi internazionali (Covid 19 e guerra Russo-Ucraina in primis). E se, secondo una ricognizione di Cna, è l’energia elettrica a guidare la classifica dei rincari, si registrano aumenti fino al 20% anche per materie prime come rame, ferro, alluminio, carburanti e, in misura un po’ più contenuta, acciaio. Non solo: sul piano della logistica e dei trasporti, i noli marittimi, secondo le rilevazioni del Drewry World Container Index, continuano a stare su medie ben superiori a quelle del febbraio 2026 (+18,2% medio tra 16 aprile e 28 febbraio 2026). Nel frattempo Cna nazionale ha valutato che la stangata per un Tir che percorra 100 mila km arrivi, per lo meno, a oltre 2.400 euro che potrebbero aumentare fino a altri 13 mila euro e più se la guerra dovesse proseguire ulteriormente.

«Questi aumenti – spiega Luca Montagnin, presidente di Cna Padova e Rovigo – stanno dando un altro colpo, durissimo, alle imprese artigiane del territorio. Un colpo che segue ad una serie di altri. Ma il nostro sistema economico e produttivo non è un sacco da box, è un sistema complesso che va supportato per essere messo nelle condizioni di crescere e di restituire alle proprie comunità di riferimento stabilità e ricchezza diffusa. Per questo chiediamo con forza il supporto del Governo nazionale e delle istituzioni locali: proprio ora, in un momento di difficoltà, si vede la capacità di una classe dirigente di dare risposte concrete ai cittadini. Non bastano le iniziative temporanee o una tantum: ci vogliono strumenti concreti per calmierare i prezzi dell’energia e dei carburanti, iniziative per facilitare l’accesso al credito delle imprese, soprattutto in questi momenti di difficoltà, interventi che stimolino gli investimenti per lo sviluppo e l’autonomia energetica, supporto all’export e alla diversificazione dei mercati e molto altro ancora. Non c’è più tempo da perdere. Bisogna rimboccarsi le maniche e iniziare ad ascoltare le imprese perché solo con un approccio condiviso ed efficace si può affrontare questa ennesima crisi».


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »